Gatto

La carta di identità

Appartiene alla specie Felis catus o Felis domestica , famiglia dei Felidi , ordine Carnivori : il gatto domestico.

Con tale termine seguito da diversi attributi si indicano tuttavia diverse specie di felini selvatici di piccola e media taglia, il più noto è: il Gatto Selvatico europeo (Felis silvestris), più grosso dei gatti domestici (lunghezza 50-80 cm., coda 26-35 cm. ) ed ha mantello a strisce scure, grossa coda anellata a punta smussata e nera. E’ diffuso in gran parte d’Europa e in Asia Minore; in Italia oggi è molto raro. Vive nelle foreste ove si arrampica sugli alberi con grande abilità, non è addomesticabile perché ha indole assai selvatica: si nutre di uccelli e piccoli mammiferi che caccia all’alba e al tramonto. Presente anche in Europa è la specie Felis lybica diffusa in Africa e in parte dell’Asia, questa specie è considerata progenitrice del gatto domestico; il Gatto sardo ne costituisce una sottospecie a sé stante (Felis lybica sarda). Il Gatto del Bengala(felis bengalensis) vive in India, Cina, Isole della Sonda e Filippine: di piccola statura e forme snelle, ha mantello grigio-giallastro o fulvo con macchiettatura nerastra. Il Gatto delle Pampas (Felis colocolo), si trova in varie aree del Sudamerica a mantello grigio con macchiettature ad andamento longitudinale.

Gatto comune

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Cenni storici

Un bellissimo gatto nero Il Gatto inziò probabilmente a frequentare gli insediamenti umani preistorici attirato dalla concentrazione di entomo-e mammalofauna antropofila che si era lestamente adattata ad approfittare dei depositi e dei rifiuti alimentari dell’uomo, nonché, a sua volta, dai rifiuti stessi. Probabilmente il Gatto, almeno in una prima fase , più che domesticato fu tollerato dall’uomo per la sua riconosciuta, utile funzione di “ spazzino “ e di controllore di animali dannosi, vivendo in uno stato di semidomesticità caratterizzato da familiarità con l’uomo ma non diretta dipendenza nei suoi confronti. A realizzare la prima e, secondo alcuni, la sola domesticazione del Gatto fu la civiltà egizia, ad una fase relativamente avanzata della quale (2500-2000 a. C.) risalgono le prime testimonianze certe di una completa domesticazione del felino. I resti scheletrici di gatto, giunti fino a noi in numero rilevantissimo data l’abitudine egizia di mummificare e seppellire i gatti domestici, e le altrettanto numerose rappresentazioni scultoree e pittoriche tramandateci, rilevano decisamente nel gatto domestico egiziano i tratti slanciati del gatto selvatico africano (Felis lybica), che i sostenitori dell’origine monofiletica del Gatto ritengono il progenitore di tutte le odierne razze di gatto domestico, pur non escludendo che un modesto contributo al suo patrimonio genetico sia stato apportato dal gatto della jungla (Felis Chaus) il cui territorio di distribuzione comprendeva il Nord Africa ed il Medio Oriente fino all’India.

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Le prime diffusioni domestiche

Gatto selvaticoBen noto è il carattere divino e sacro che l’antica civiltà egizia attribuì al gatto , oggetto addirittura, a partire dalla metà del secondo millennio a: C. di un vero e proprio culto, quello ella dea Bast o Pasht, simbolo di virtù femminili, maternità e fertilità. Con lo sviluppo dei commerci attraverso il bacino del Mediterraneo, il mar Rosso e l’Oceano Indiano nordoccidentale, il gatto domestico divenne ben presto una sorta di "membro aggiunto" dell’equipaggio delle navi (regolarmente infestate da roditori) che solcavano quelle acque, e potè così diffondersi in tutta l’area geografica delle civiltà classiche, dall’Europa occidentale all’India. Pare pressochè certo che in ognuno dei paesi in cui fu trasportato ed in cui viveva una specie selvatica di gatto, il gatto domestico di origine egiziano si sia ibridato con la specie (o razza) selvatica locale, l’ingresso del cui patrimonio genetico ha certamente avuto la sua importanza, accanto alla mutazione, nel determinare le caratteristiche delle razze e popolazioni del gatto domestico odierno. Così per esempio , in Europa il gatto egiziano si incrociò con il gatto selvatico locale ( Felis silvestris ), in India con il gatto del Bengala, ( Felis bengalensis ), in Sudafrica , in epoca più tarda cioè con la colonizzazione europea di quella regione, con il Felis caffra. Per quanto riguarda il mondo greco.romano in particolare, pare che la diffusione e l’apprezzamento del gatto domestico siano stati estremamente lenti. Tanto l’una quanto l’altra civiltà avevano appreso a servirsi di altri piccoli animali ( donnola e martora ) per combattere i roditori, il che rese inutile l’addomesticamento del gatto selvatico del gatto selvatico e rallentò l’introduzione del gatto egiziano. Nell’Europa settentrionale poi, l’introduzione del gatto domestico pare risalire ad epoca non antecedente il sec. X d. C. Esso fu comunque ben accetto alle popolazioni dell’Europa medievale anzi la sua popolarità sembra aumentare in coincidenza con le epidemie di peste che in quel periodo storico flagellarono il continente e che videro il ratto quale principale via di trasmissione del contagio. La simpatia di cui il gatto godette quale nemico dei pestilenziali ratti e, quindi, come effettivo ostacolo al grave morbo, è attestata dalle innumerevoli raffigurazioni dell’animale sui capitelli scolpiti, banchi di chiesa, codici miniati, ecc.


Il Medioevo e le persecuzioni

La dolcezza di un cucciolo felino Il Medioevo fu tuttavia anche epoca di persecuzioni contro il gatto, che assunsero spesso aspetti di estrema e ripugnante crudeltà, la cui origine sembra debba farsi risalire ad una rinascita , nel se. XIII, del culto della dea pagana Freya, correlato agli antichi culti di Bast, Artemide e Diana. La rinascita di questo culto ebbe il suo epicentro nella valle del Reno, e nei suoi riti il gatto giocava una parte non secondaria. Ciò fu sufficiente perché la reazione ecclesiastica si scatenasse contro l’incolpevole gatto non meno violentemente che contro il culto in se stesso ed i suoi adepti. Le persecuzioni contro il gatto proseguirono poi all’epoca della Riforma, quando molti di essi vennero impiccati, dai seguaci dell’una o dell’altra confessione, come simboli di ”eresia “ , ed all’epoca della caccia alle streghe, alle quali la superstizione popolare attribuì misteriosi legami con il gatto, quando non addirittura una identificazione delle une con gli altri, grazie alla capacità delle streghe di trasformarsi direttamente in gatto. Atteggiamento di ben maggiore simpatia e rispetto verso il gatto ebbe invece, sempre in epoca medioevale, il mondo islamico, mentre in estremo oriente godettero di grande considerazione, e furono addirittura investiti di sacralità, nelle rispettive patrie di origine, Il Gatto birmano ed il Gatto siamese, proprio alla letteratura siamese si deve anche la stesura di quella che probabilmente è la più antica opera monografica sul gatto, il ”Libro poetico del gatto“ , opera di incerta datazione ma forse risalente al sec. XIV. Dalla Cina dove, pur non andando esente da qualche credenza popolare sfavorevole, il gatto fu sempre oggetto di un atteggiamento sostanzialmente amichevole, il gatto fu introdotto in Giappone attorno all’anno Mille per esservi mantenuto come elegante e viziato animale da salotto per più di cinque secoli, prima di diffondersi in tutti gli strati sociali e di riprendere, anche in quelle isole, il suo naturale hobby di cacciatori di topi e ratti.


I tempi moderni

L’epoca moderna, con le esplorazioni e con lo stabilirsi di continue e sempre più facili e frequenti comunicazioni fra le diverse parti del mondo, ha visto la “riscoperta“ delle razze di gatti differenziatesi nelle varie regioni della terra (p. es. Angora, persiani, abissini, birmani, siamesi) e la loro ridistribuzione, in tempi diversi e tramite diverse vie, dapprima in Europa, poi in tutto il mondo. Così se i gatti Persiani (la cui vera origine geografica rimane peraltro incerta, ad onta del nome) comparvero in Europa (in Italia dapprima ed in seguito in Francia ) fin dal sec. XVI (e lo stesso avvenne per gli Angora)., abissini e siamesi giunsero in Gran Bretagna soltanto nella seconda metà del sec. XIX, mentre ancora successiva è l’apparizione dei Birmani che da taluni sono addirittura ritenuti, anziché gli antichi e leggendari gatti sacri di Birmania, una tarda creazione di ibridatori francesi.


Gatto: Il gatto oggi

Alla ridistribuzione geografica delle razze ha fatto ben presto seguito il loro rimescolamento genetico, talora volutamente attuato a scopo amatoriale o di ricerca, talora invece del tutto al di fuori del controllo dell’uomo ma semplice ed inevitabile risultato della libera ed indipendente indole del gatto, anche nelle sue scelte riproduttive. E se la prima di queste eventualità ha potuto dare origine a nuove razze quale per esempio, la himalayana (Colourpoint a pelo lungo), incrocio tra siamese e persiano, la seconda, certamente più frequente, aggiunge, ogni volta che si verifica, un piccolo tassello al millenario e vastissimo esperimento di genetica che l’uomo ha non intenzionalmente ed inconsapevolmente condotto – e tuttora conduce – sul gatto, trascinandolo con se nei suoi spostamenti. Questo esperimento d’altronde, coinvolge non solo il patrimonio genetico del gatto ma anche l’insieme dei suoi caratteri comportamentali : nel corso degli ultimi millenni il gatto si è infatti spostato da uno stile di vita selvatico e da predatore ad uno stile domestico e “parassitario“, e si sta inoltre, oggi, evolvendo verso una nuova nicchia rappresentata dall’habitat urbano, ove si trova al centro di una diversa rete di relazioni interspecifiche ed intraspecificheIl gatto è un animale carnivoro, a maturità ha 30 denti; i canini sono molto sviluppati e i premolari grandi e provvisti di margini e punte molto taglienti. Hanno una vista discreta, e sono dotati di udito molto fine e di un senso del tatto molto acuto, dovuto alle lunghe vibrisse del muso.. In Italia c'è un esercito di quasi 7 milioni e mezzo di gatti che aspettano ogni sera il padrone al focolare. Una tendenza in crescita che denota come siano ormai superate maldicenze e luoghi comuni (portatori di malattie, malfidati e opportunisti). Sono state anche riconosciute le loro capacità terapeutiche: la compagnia di un gatto è utile anche dal punto di vista psicologico (pet therapy), per questo spesso sono utilizzati in comunità di anziani e disabili.



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