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Asini in inverno: ricovero e cura degli zoccoli con il fango

Aggiornato il 24 ottobre 20264 capitoli
Perché il fango mette in difficoltà proprio lo zoccolo dell'asino

Perché il fango mette in difficoltà proprio lo zoccolo dell'asino

L'asino viene da ambienti aridi e il suo zoccolo è fatto per terreni secchi e sassosi: la parete è più verticale di quella del cavallo e il corno tende ad assorbire umidità con facilità. Quando le piogge si fanno insistenti e il paddock si trasforma in fango, il piede resta bagnato per giorni, la suola e la forchetta si ammorbidiscono e la parete perde consistenza. Un corno rammollito si sfalda ai bordi, trattiene più facilmente sassolini e detriti e offre ai batteri un ambiente favorevole per insediarsi. Il problema più frequente è il marciume della forchetta, che riconosci da un odore acre e da un materiale nerastro e molle nei solchi laterali. Se trascurato può approfondirsi e rendere il piede dolente. Con il fango aumentano anche gli ascessi, perché un terreno molle e sporco favorisce l'ingresso di germi attraverso la linea bianca ammorbidita, e l'asino che prima camminava sicuro inizia a esitare o a scaricare il peso su un arto. Capire che il fango non è solo sporcizia, ma la causa principale di questi disturbi, ti aiuta a organizzare il ricovero prima che compaiano questi segnali.

Una zona asciutta dove sostare: drenaggio del paddock e lettiera del ricovero

La difesa più efficace è dare all'asino la possibilità di tenere i piedi all'asciutto per buona parte della giornata. Se il paddock si impantana, individua i punti dove gli animali si fermano di più, cioè davanti alla mangiatoia, all'abbeveratoio e all'ingresso del ricovero, e stabilizzali con uno strato di ghiaia o di stabilizzato ben compattato sopra un fondo drenante. Anche una piccola area rialzata, con una leggera pendenza che allontani l'acqua, cambia molto la situazione rispetto a una distesa di fango uniforme. Valuta inoltre di spostare la mangiatoia quando il terreno intorno cede, così da non concentrare il calpestio sempre nello stesso punto. All'interno del ricovero conta soprattutto la lettiera: deve restare asciutta, quindi togli ogni giorno le parti bagnate e le deiezioni e rinnova lo strato dove serve. Una paglia pulita e abbondante, o un altro materiale assorbente, permette al corno di asciugarsi nelle ore di riposo e riduce l'ammoniaca che a sua volta indebolisce la forchetta. Verifica anche che le grondaie non scarichino davanti alla porta e che l'acqua di pioggia non entri dal lato esposto al vento. Un asino che ogni giorno può asciugarsi i piedi su un fondo pulito ha molte meno probabilità di sviluppare marciume o ascessi.

Pulizia e controllo quotidiano degli zoccoli nei mesi di pioggia

Con il fango la pulizia dello zoccolo diventa un gesto quotidiano e non settimanale. Solleva ogni piede e con il nettapiedi, chiamato anche curasnetta, rimuovi terra e sassolini dai solchi ai lati della forchetta e dal solco centrale, poi passa una spazzola rigida per vedere bene la suola. Osserva il colore e la consistenza del corno, annusa la forchetta e passa le dita lungo la parete e sulla corona, cercando calore, crepe sottili o punti in cui l'asino si ritrae. Un odore sgradevole o un materiale nero e molle sono il segnale che il marciume è già iniziato e che conviene asciugare meglio il piede e intervenire con un prodotto specifico indicato dal maniscalco o dal veterinario. Evita di tagliare o pareggiare da solo: nei periodi umidi il corno cresce e si consuma in modo diverso e il pareggio va lasciato al maniscalco, che conosce la forma particolare del piede dell'asino e saprà dirti ogni quante settimane tornare. Durante la visita fagli vedere i punti che ti hanno insospettito, perché molte infezioni della forchetta e piccole separazioni della linea bianca si risolvono senza complicazioni se vengono trattate quando sono appena iniziate. Dedicare qualche minuto al giorno a ogni piede ti permette di accorgerti di un problema molto prima che l'asino cominci a zoppicare.

Dermatite da fango e pelle degli arti: cosa controllare e quando chiamare il veterinario

Il fango non colpisce solo il corno ma anche la pelle degli arti. Il pelo lungo che l'asino mette su in inverno trattiene l'umidità e, a differenza del cavallo, il suo mantello non è impermeabile: sotto il pelo bagnato, soprattutto sui pastorali e dietro al tallone, la pelle si macera e si formano crosticine, screpolature e zone dolenti, un quadro che chi alleva equini chiama dermatite da fango. Controlla ogni giorno la parte bassa degli arti separando il pelo con le dita, e fai attenzione se l'asino tira via la gamba o se la zona è calda e gonfia. Resisti alla tentazione di lavare le gambe con acqua a ogni rientro: l'umidità continua peggiora la situazione. Meglio lasciare che il fango si asciughi al riparo e poi spazzolarlo via con una spazzola morbida, asciugando bene la pelle con un panno pulito. Se trovi croste estese, ferite o un gonfiore che non passa, rivolgiti al veterinario invece di provare pomate di tua iniziativa, perché alcune forme richiedono una cura specifica e un'infezione trascurata può estendersi. Un ricovero con lettiera asciutta e la zona di sosta drenata descritte sopra riducono di molto anche questo rischio, e ti permettono di affrontare le settimane di pioggia con l'asino in piedi su zoccoli e pelle sani.

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