Caratteristiche
Il ghiro è il nome comune del Glis glis, un piccolo roditore della famiglia dei Gliridi, di cui è la specie più grande. Il ghiro negli ultimi anni sta conoscendo una notevole diffusione come animale domestico e di compagnia, grazie alle sue dimensioni molto ridotte. I ghiri, infatti, da adulti non superano i trenta centimetri, coda compresa, e pesano in media non più di 70-80 grammi senza notevoli differenze tra i due sessi. La coda misura circa un terzo della lunghezza totale. Hanno il corpo ricoperto da una folta pelliccia che è grigio-castano sul dorso e bianca sul ventre. Gli occhi sono molto grandi e neri e sul muso hanno delle vibrisse che utilizzano principalmente come organo sensoriale con funzione tattile. Come tutti i roditori anche il ghiro è dotato di un paio di incisivi molto lunghi e affilati che utilizza per rosicchiare il legno e il cibo. In totale la dentatura dei ghiri è composta da 20 denti. Le orecchie sono tonde e piccole rispetto alla testa. Nell’aspetto il ghiro assomiglia molto allo scoiattolo da cui si differenzia per la coda che nel ghiro è meno folta e rimane sempre lunga e distesa. Il ghiro è un animale con abitudini prevalentemente notturne. Durante il giorno resta rintanato nel proprio nascondiglio a riposare, mentre, al tramonto esce per andare a caccia fino all’alba, quando poi fa rientro nella tana. Il detto ‘dormire come un ghiro’ è dovuto proprio alla loro tendenza a dormire ininterrottamente dall’alba al tramonto. La tana del ghiro è costruita prevalentemente in cavità all’interno di alberi, in anfratti o nidi tondi che vengono imbottiti con foglie, fronde e muschio. I nidi di solito vengono costruiti su alberi e arbusti posti a una certa altezza. I ghiri sono roditori abbastanza longevi e possono arrivare a vivere fino a sei anni. E’ un animale molto rumoroso sia quando è attivo, sia quando dorme. Durante il sonno, infatti, emette degli squittii. I ghiri sono animali gregari e vivono in piccoli gruppi. I loro predatori principali sono i gufi, gli allocchi, le civette, le volpi e le faine che si nutrono soprattutto dei cuccioli. Anche l’uomo rappresenta una minaccia per questo roditore che viene cacciato e ucciso per proteggere le coltivazioni che possono essere danneggiate dalla sua presenza.
Habitat naturale e distribuzione geografica
Il ghiro è un roditore originario dell’Europa e dell’Asia e dell'Africa nel caso dei minighiri. In Europa si trova in un’area compresa tra il nord della Spagna e l’Ucraina. In Italia vive in quasi tutte le regioni ad esclusione della Pianura Padana, della penisola salentina e della Sicilia. Sulle Alpi è stato avvistato fino 1500 metri. In Sardegna è stata avvistata anche una sottospecie di ghiro che si riteneva estinta, il ‘Glis glis melonii’ che fu avvistato nell’estate del 2006 nel Supramonte da un naturalista dopo 25 anni dall’ultima segnalazione. Lo si trova poi in molte isole mediterranee con l’Isola d’Elba e l’Isola di Salina. Le specie presenti in Italia sono tre e sono il Glis glis o ghiro comune che si trova soprattutto nelle regioni nord orientali, il glis italicus e il glis melonii. Il suo habitat naturale è costituito da ambienti boschivi oltre i 600 metri di quota. Non è raro trovarlo anche in parchi, giardini e boschi dove può trovare numerose cavità in cui allestire il proprio rifugio soprattutto in inverno. Predilige i boschi di latifoglie, le pinete litoranee e le aree boschive caratterizzate da alberi da alto fusto. Frequenta soprattutto i noccioleti e i castagneti. Sui Pirenei sono stati avvistati anche fino a 2000 metri di altezza. Vive su alberi a 5-6 metri di altezza in nidi costruiti con foglie e muschio. Talvolta utilizza vecchi nidi di uccelli.
Letargo del ghiro
Nel periodo autunnale i ghiri vanno in letargo per circa sei mesi. Il letargo inizia a metà ottobre e termina a metà maggio. Un lungo periodo di riposo che viene preparato con cura nei mesi precedenti, durante i quali i ghiri mangiano di più per poter fare scorta di grassi da consumare poi durante il sonno invernale e per riuscire a sopportare meglio il freddo. I ghiri fanno anche scorta di cibo nella tana che tengono vicino per mangiare nei rari momenti di risveglio. Per il letargo i ghiri possono anche trovarsi a condividere il riparo. Tendono ad addormentarsi arrotolati su se stessi con la coda che circonda il ventre e il muso. Come rifugi invernali vengono scelti cavità sotterranee, buche tra le radici, vecchi alberi e fienili abbandonati. Durante il sonno invernale è molto raro che si ridestino grazie al notevole rallentamento del metabolismo, con la temperatura corporea che si abbassa fin quasi a eguagliare quella dell’ambiente circostante.
Specie ghiri
In natura esistono sette specie diverse di ghiri, sei dei quali sono originari dell’Europa e dell’Asia e uno solo dell’Africa. La specie più diffusa è quella del ghiro europeo, Myoxus Glis, a cui appartengono gli esemplari più grandi del genere e che è tipico anche delle regioni italiane. I ghiri di questa specie sono diffusi in tutta Europa, dalla Spagna fino all’Ucraina e nelle regioni mediterranee dell’Asia. Alla stessa famiglia appartengono altre due specie prettamente asiatiche: il ghiro del Giappone e il Ghiro spinoso. Il primo è grande appena dodici centimetri ed è caratterizzato dalla presenza di una striscia nera sulla testa che attraversa tutto il dorso e arriva fino alla coda. Si trova soprattutto nelle zone montane del Giappone. Il ghiro spinoso, invece è lungo circa 30 centimetri e deve il suo nome alla durezza del pelo della sua pelliccia che ha una colorazione bruna sul dorso e biancastra sulla pancia. La coda ha la forma di un pennacchio. E’ una specie arboricola e vive nelle zone montane dell’India meridionale e principalmente nella zona del Ghati Occidentale, negli stati del Karnataka, Tamil Nadu e Kerala. Il suo habitat naturale è costituito da foreste umide caratterizzate da una vegetazione sempreverde. Vive tra i 600 e i due mila metri di altitudine. Originario del continente asiatico è anche il Ghiro Coda di topo grande circa 12 centimetri. La pelliccia è grigia e ocra sul dorso, bianca sui lati e sulle zampe. Ha la coda folta come quella degli scoiattoli. Vive principalmente nel Turkmenistan e nella Tracia. A differenza degli altri gliridi non è una specie arboricola, ma, vive in tane sotterranee. Il minighiro africano, infine, è diffuso esclusivamente nel continente africano. Sono grandi al massimo dieci centimetri con la pelliccia che può assumere le varie gradazioni del bruno. Il ventre, solitamente, è chiaro. Si tratta di una specie arrampicatrice. Il suo habitat naturale è costituito da foreste attraversate da corsi d’acqua. Costruisce il nido tra i rami con foglie intrecciate o nelle cavità delle rocce. Sono animali onnivori e si nutrono di tutto ciò che riescono a trovare dalla frutta ai semi, fino agli insetti e ai piccoli invertebrati.
Riproduzione
La stagione degli amori del ghiro coincide con la primavera inoltrata, quando si risvegliano dal letargo invernale. Le femmine portano a termine un’unica gravidanza all’anno al termine della quale partoriscono dai due fino ad un massimo di otto cuccioli. La gestazione dura circa un mese. I cuccioli vengono partoriti in cavità degli alberi o nella stessa tana. In caso di pericolo la femmina abbandona la tana e porta via i piccoli in un luogo più sicuro. I cuccioli di ghiro appena nati sono piccoli, senza pelo e ciechi. Rimarranno ciechi per il primo mese di vita. Nel corso dei primi due mesi sono allattati dalla madre. I ghiri raggiungono la maturità sessuale intorno al decimo mese di vita. Il picco riproduttivo si ha generalmente nel mese di luglio.
Alimentazione
I ghiri in natura si nutrono prevalentemente di vegetali e frutta. Tra gli alimenti principali ci sono le castagne, le ghiande, le nocciole, le bacche, i frutti di bosco e in autunno i funghi. In minima parte mangiano anche insetti e invertebrati e talvolta uova e nidiacei. L’integrazione della dieta con le proteine animali avviene soprattutto al risveglio dal letargo, quando dopo un così lungo periodo di digiuno hanno la necessità di fare scorte di cibo. In autunno, inoltre, tende ad immagazzinare ghiande e noci nella tana per assicurarsi una scorta per il periodo invernale e soprattutto per i primi giorni dopo il risveglio, quando il ghiro è fortemente debilitato e non potrebbe uscire subito per procurarsi da mangiare.
Curiosità
Il ghiro nel 2006 è stato inserito nella lista rossa degli animali a rischio estinzione in Italia. Il che significa che, attualmente, è severamente vietato cacciare o uccidere questi piccoli roditori divenuti sempre più rari a causa del bracconaggio e degli incendi. I ghiri vengono cacciati essenzialmente per due motivi: per scopi alimentari o per difendere campi e case dalla loro intrusione. Per anni, infatti, il ghiro è stato cacciato per la dolcezza della sua carne, tanto che in molte regioni italiane esistono ancora piatti tradizionali a base di ghiri. Attualmente, però, i ghiri vengono uccisi maggiormente perché nascondendosi nei sottotetti delle case o nei campi coltivati creano numerosi danni poiché rosicchiano il legno delle travi, si intrufolano nelle intercapedini e scompaginano le tegole dei tetti. Le loro dimensioni estremamente ridotte, infatti, gli consentono di entrare in fessure anche molto strette rendendo difficile la loro individuazione. Solitamente tracce della presenza di uno o più ghiri in casa possono essere il ritrovamento di residui di semi e frutti, ghiande, nocciole, pinoli, il ritrovamento degli escrementi riconoscibili perché di forma allungata. I ghiri, inoltre, sono molto rumorosi sia quando sono attivi sia quando dormono con il loro caratteristico russare con fischio finale. I ghiri generalmente si introducono in casa attraverso i rami degli alberi, i cavi dell’energia elettrica o del telefono. Tendono a stabilirsi nelle seconde case o negli edifici disabitati, dove possono restare indisturbati per lunghi periodi causando anche danni ingenti. Per catturare i ghiri si usano cassette di legno o tubi di plastica attaccati agli alberi.
Domande frequenti
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È legale tenere un ghiro come animale domestico in Italia?No, detenere un ghiro come animale domestico è illegale in Italia. Dal 2006, il ghiro (Glis glis) è stato inserito nella Lista Rossa degli animali a rischio estinzione ed è considerato specie protetta. Di conseguenza, è severamente vietato catturarli, tenerli in cattività, comprarli o venderli. Questa protezione mira a preservare la popolazione selvatica, minacciata dal bracconaggio e dalla perdita di habitat. Se ti piace questo animale, puoi ammirarlo in natura rispettando la sua privacy, ma non è possibile adottarlo legalmente né acquistare esemplari da allevamenti autorizzati.
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Cosa mangia il ghiro in natura e come prepara il letargo?Il ghiro è un animale onnivoro con una dieta prevalentemente vegetariana. In natura si nutre di castagne, ghiande, nocciole, bacche, frutti di bosco e funghi. Integra occasionalmente la dieta con insetti, invertebrati, uova e piccoli nidiacei, specialmente dopo il letargo per recuperare le proteine perse. In autunno, accumula scorte di cibo nella tana per sopravvivere ai brevi risvegli invernali. Prima di entrare in letargo, che dura da ottobre a maggio, mangia abbondantemente per accumulare grasso corporeo essenziale, riducendo drasticamente il metabolismo e la temperatura corporea per conservare energia.
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Come faccio a capire se ci sono ghiri nel mio tetto o giardino?La presenza di ghiri si rivela principalmente attraverso rumori e segni fisici. Essendo animali notturni e rumorosi, potresti sentire squittii, russamenti o fischietti provenire da soffitte, intercapedini o alberi vicini. Fisicamente, cerca residui di semi, ghiande, nocciole o pinoli accumulati in angoli nascosti. Inoltre, osserva gli escrementi: sono di forma allungata e distinti da quelli di topi o ratti. Poiché entrano facilmente in fessure strette tramite rami o cavi, controlla eventuali danni a legname, tegole o isolamento termico, tipici della loro attività di rosicchiamento.
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Quali sono le differenze principali tra ghiro e scoiattolo?Anche se entrambi sono roditori arboricoli, ghiro e scoiattolo presentano differenze morfologiche evidenti. La coda dello scoiattolo è folta, ricciuta e spesso tenuta sollevata, mentre quella del ghiro è lunga, sottile e rimane sempre distesa. Il ghiro ha un corpo più compatto, coperto da una pelliccia grigio-castana sul dorso e bianca sul ventre, con occhi grandi e neri simili a quelli di un procione. A differenza dello scoiattolo, il ghiro ha abitudini strettamente notturne e va in letargo invernale, comportamento che lo scoiattolo comune non esegue, rimanendo attivo tutto l'anno.
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Quanto vive un ghiro e qual è il suo ciclo riproduttivo?In natura, il ghiro può vivere fino a sei anni, anche se la mortalità giovanile è alta a causa dei predatori come gufi, volpi e faine. La riproduzione avviene una volta all'anno, nella tarda primavera o inizio estate, dopo il risveglio dal letargo. La gestazione dura circa un mese e la femmina partorisce da 2 a 8 cuccioli, inizialmente ciechi e privi di pelo. I piccoli rimangono con la madre per due mesi, allattandosi, e raggiungono la maturità sessuale verso il decimo mese di vita. Il picco riproduttivo si concentra generalmente nel mese di luglio.




