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Per capire come educare un cane, è necessario, prima di tutto, avere una certa predisposizione a questa pratica, perché l’animale deve avere una sorta di guida-padrone in grado d’imporsi e collocarsi in cima alla gerarchia. Un punto fondamentale è il connubio linguaggio verbale-gestuale. Il cane deve essere messo in una condizione in cui poter associare una determinata parola (che sarà sempre quella per una specifica azione) a un gesto specifico. L’animale ha bisogno di uno stimolo al quale rispondere con un riflesso condizionato. Occorre rivolgersi in modo diretto, utilizzando parole brevi e che non mutino nel tempo. A questo rapporto gesto-parola si associa un "rinforzo positivo". In altre parole, quando ci rivolgiamo al cane per lo svolgimento di un’azione ben precisa, accompagnata da una parola specifica, se esso risponde nella giusta maniera verrà premiato con qualcosa che ama (crocchette, biscotti etc.), se invece ciò non avviene, occorre ripetere l’azione fino a quando non capisce quale atteggiamento deve assumere. Alcune razze hanno bisogno di molta più costanza e ripetizione dei comandi prima che vengano inculcati nella loro mente.
Una tecnica indispensabile su come educare un cane a vivere in sintonia con il proprio padrone e con gli altri esseri umani, è l’utilizzo di un linguaggio semplice, recepibile e univoco. Come affermato in precedenza, ogni razza canina ha i suoi tempi e le sue gerarchie che devono essere piegati con metodi non aggressivi e forti, in modo tale che la sua indole si adatti alla convivenza. È necessario che il cane capisca di essere l’ultimo della gerarchia, dopo il proprio padrone e la sua famiglia. Ciò avviene mediante la messa in pratica di alcune semplici regole da impartire durante i pasti, il sonno, ricordando di non metterlo troppo in primo piano. Durante i pasti il primo a mangiare è il padrone, giacché capobranco; il cane deve mangiare a orari diversi da esso. Oltre a questo, non bisogna dargli gli avanzi direttamente dalla tavola perché l’animale potrebbe capire di essere lui a comandare. Durante le ore di sonno il cucciolo non dovrà mai salire sul letto perché quello è il posto destinato al riposo del primo della gerarchia.
Riguardo al linguaggio da utilizzare sul come educare un cane, in precedenza è stato affermato che devono essere formulate parole molto semplici e concise. Quando l’animale agisce nella maniera sbagliata, secondo le situazioni che accadono, si usa la parola no; nel momento in cui si rispetta il comando, si premia il cane con un croccantino, in modo tale che capisca cosa significhi il "no". Dopo averlo educato al collare e al guinzaglio, è bene insegnarli il significato della parola "vieni"; in questo modo, si potrà richiamare il cucciolo per salvarlo da situazioni spiacevoli o evitare che si allontani troppo quando non è al guinzaglio. Il gesto di dare la zampa e del seduto, sono dei termini che possono essere insegnati durante le ore di gioco; non sono delle istruzioni indispensabili da impartire all’animale. Il "fermo" invece è importante, soprattutto quando ci si trova per strada e s’incontra una persona conosciuta. In questo caso, appena ci si ferma a parlare, si comunica al proprio cane che il capobranco ha deciso di effettuare una breve sosta, quindi il cane deve sottostare a una fermata obbligatoria senza strattona menti o simili.
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