Perché il pelo riccio bagnato infeltrisce più degli altri manti
Il manto del barboncino e quello del lagotto si comportano in modo diverso dal pelo della maggior parte dei cani: non fanno una vera muta e i peli che si staccano dal follicolo non cadono a terra, ma restano intrappolati fra i riccioli vivi. Finché il pelo riccio è asciutto e spazzolato con regolarità, questi peli morti si tolgono con il pettine; quando invece il cane rientra fradicio dalla pioggia, i riccioli si chiudono su se stessi, si stringono e trattengono tutto ciò che c'è dentro, compresi fango e foglie. Nel giro di pochi giorni i piccoli nodi si trasformano in feltri, cioè lastre compatte che tirano la pelle a ogni movimento. Il problema non è solo estetico. Sotto un feltro bagnato si crea un microclima caldo e umido in cui proliferano batteri e lieviti come la Malassezia, con conseguente cattivo odore, prurito e arrossamenti. Nel lagotto, che ha un manto lanoso e fitto con sottopelo, l'acqua resta a lungo vicino alla cute e l'asciugatura spontanea è ancora più lenta che nel barboncino. Per questo in autunno, quando le passeggiate bagnate si ripetono quasi ogni giorno, conviene trattare l'asciugatura come una parte della cura quotidiana e non come un'emergenza.
Appena rientrati: tamponare con l'asciugamano, non strofinare
La prima mossa al rientro è togliere l'acqua in eccesso prima che il cane si scrolli sul divano o vada a sdraiarsi sulla cuccia. Usa un asciugamano in microfibra o in spugna ben assorbente e lavora tamponando e premendo, ciocca per ciocca, invece di strofinare avanti e indietro: lo sfregamento arruffa i riccioli e li attorciglia fra loro, cioè prepara proprio i nodi che vorresti evitare. Parti dalla schiena e scendi verso il ventre, poi dedica un passaggio a parte alle zampe, che di solito sono le più inzuppate. Insisti con calma sulle zone che restano umide più a lungo e dove i feltri si formano per primi: le ascelle, l'interno delle cosce, la base della coda, la zona sotto il collare e dietro le orecchie. Le orecchie meritano un'attenzione particolare perché nel lagotto e nel barboncino sono pendenti e ricoperte di pelo fitto: se il padiglione resta bagnato, l'umidità ristagna nel condotto e favorisce le otiti. Asciuga bene la parte esterna e, se noti un odore insolito o il cane scuote spesso la testa, fallo controllare dal veterinario invece di intervenire con prodotti fai da te.
Phon tiepido e pettine: asciugare i riccioli senza farli infeltrire
Dopo aver tamponato, se il cane è ancora bagnato vicino alla pelle, passa al phon. Regola una temperatura tiepida e una velocità media, tieni l'apparecchio a una ventina di centimetri dal corpo e muovilo di continuo, perché un getto caldo fermo sullo stesso punto scotta una cute già sensibilizzata dall'umidità. Molti cani a pelo riccio si abituano al rumore se li avvicini gradualmente, con sedute brevi e un premio alla fine; se il tuo è spaventato, inizia con il phon spento in mano e accendilo a distanza per pochi secondi. Per un'asciugatura che non lascia nodi conviene lavorare con il pettine mentre il pelo è ancora umido: dirigi l'aria su una zona alla volta e intanto apri i riccioli con un pettine a denti larghi o con una spazzola cardatrice, lo slicker dei toelettatori, dalla punta verso la radice. Se preferisci mantenere il riccio naturale, limita il phon alla radice e lascia che le punte si asciughino all'aria; se invece vuoi il pelo gonfio e teso del barboncino appena toelettato, tira ogni ciocca con la spazzola mentre la colpisci con l'aria. In entrambi i casi controlla con le dita che la cute sia asciutta, non solo la superficie del manto.
Prevenire i feltri in autunno e quando serve il toelettatore
Ridurre il lavoro di asciugatura si può. Nelle giornate di pioggia battente un impermeabile per cani con collo alto tiene asciutti dorso e fianchi, così al rientro devi occuparti solo di zampe, ventre e testa. Valuta anche con il toelettatore una lunghezza di pelo adatta alla stagione: un riccio accorciato a qualche centimetro si asciuga più in fretta e si pettina meglio, mentre la rasatura a pelle è da evitare perché toglie al cane la protezione termica proprio quando arrivano freddo e umidità. Una spazzolatura completa ogni due o tre giorni, fino alla radice, impedisce ai peli morti di accumularsi e fa trovare alla pioggia un manto già in ordine. Se nonostante tutto scopri una zona compatta che non si apre con il pettine, non tentare di tagliarla con le forbici: la pelle sotto il feltro è tesa e si incide con facilità. Rivolgiti al toelettatore, che con la tosatrice rimuove il feltro in sicurezza, e nel frattempo tieni la zona il più asciutta possibile. Se sotto il pelo noti pelle arrossata, croste o un odore acido persistente, prenota una visita dal veterinario, perché potrebbe trattarsi di una dermatite da umidità che richiede una terapia e non solo una spazzola.





