Perché il gatto bagnato dalla pioggia va asciugato senza aspettare
Con le piogge d'ottobre capita spesso che il gatto rientri dal giardino o dal balcone con il pelo gocciolante e l'aria avvilita. Un gatto bagnato non è semplicemente un gatto sporco: il suo mantello non è impermeabile e, una volta imbevuto fino alla pelle, smette di trattenere il calore del corpo. Il freddo entra prima dalle zone meno protette, cioè zampe, orecchie, collo e pancia, ed è lì che l'umidità tende a fermarsi più a lungo. Per questo ha senso intervenire appena il micio è in casa, senza aspettare che si asciughi da solo leccandosi, perché con la lingua riesce a togliere ben poca acqua e nel frattempo continua a perdere temperatura. C'è anche un aspetto che riguarda il suo stato d'animo. Il pelo bagnato pesa e lo fa sentire meno agile e più vulnerabile, quindi è normale che si mostri nervoso, che si nasconda o che si lecchi in modo frenetico. Tieni presente che gattini, gatti anziani e soggetti con problemi di salute soffrono di più uno sbalzo termico, e che un'asciugatura tranquilla e tempestiva evita molti malanni di stagione.
Accoglierlo con calma: come tamponare il pelo senza forzarlo
Il gatto appena rientrato sotto la pioggia è spesso già agitato, e un asciugamano calato all'improvviso sulla schiena rischia di trasformare l'operazione in una lotta. Prima di tutto chiudi porte e finestre della stanza perché non scappi di nuovo fuori, poi tieni a portata di mano un telo di spugna morbido o in microfibra, che assorbe molto e asciuga in fretta. Parla con voce bassa, siediti alla sua altezza e lascia che sia lui ad avvicinarsi; se lo prendi di forza quando è teso, un graffio è quasi garantito e la volta successiva sarà ancora più diffidente. Quando si lascia toccare, avvolgilo nel telo senza stringere e tampona con pressioni leggere, seguendo la direzione del pelo. Evita di strofinare avanti e indietro: il pelo bagnato è fragile, si spezza e nelle razze a mantello lungo o semilungo si infeltrisce formando nodi difficili da sciogliere. Cambia telo appena il primo è impregnato e concedi al gatto delle pause se si irrigidisce o inizia a scodare, riprendendo dopo qualche minuto. Lavorare per brevi sessioni è più efficace di un'unica asciugatura forzata, e insegna al micio che l'asciugamano non è una minaccia.
Zampe, orecchie e pancia: le zone da controllare senza fare il bagnetto
Un gatto bagnato dalla pioggia di solito non ha bisogno di una lavata completa, che lo stresserebbe ancora di più e toglierebbe al pelo il suo strato protettivo naturale. Concentrati invece sui punti che la pioggia sporca davvero. Le zampe sono il primo: tra i cuscinetti e tra le dita si accumulano fango, foglie marce e, nelle città, residui di prodotti con cui il gatto può entrare in contatto e che poi ingerisce leccandosi. Passa un panno umido appena tiepido su ogni zampa, apri delicatamente le dita per controllare che non ci siano schegge o terra incrostata, e asciuga bene perché i cuscinetti umidi raffreddano in fretta. Dedica poi qualche attenzione alle orecchie, che vanno tamponate solo all'esterno e alla base senza infilare nulla nel condotto, e alla pancia, dove il pelo è più rado e l'acqua resta a contatto con la pelle. Se il collo o la zona sotto il mento trattengono odore di bagnato, un panno umido ben strizzato basta a rinfrescare senza bagnare di nuovo. Così il micio torna pulito nelle parti che contano senza aver mai visto una bacinella d'acqua.
Calore giusto, cosa evitare e quando chiamare il veterinario
Una volta tamponato, il gatto completerà da solo l'asciugatura leccandosi e sistemando il pelo, ma deve poterlo fare in un ambiente adatto. Preparagli una cuccia o una coperta asciutta in una stanza riscaldata e senza correnti, lontano dall'ingresso da cui è arrivato il freddo. Non appoggiarlo direttamente sul termosifone acceso né davanti a una stufa: il calore eccessivo e improvviso può scottare la pelle e seccare il mantello. L'asciugacapelli va usato solo se il gatto lo conosce già e lo tollera, tenendolo a distanza, con aria tiepida e alla velocità più bassa; per la maggior parte dei mici il rumore è una fonte di paura e vale più la pazienza di un telo in più. Nelle ore successive osserva come si comporta. Qualche starnuto isolato o un po' di stanchezza possono rientrare da soli, ma tremori persistenti, orecchie e zampe che restano fredde, apatia, rifiuto del cibo o respiro affannoso meritano una telefonata al veterinario, soprattutto se il gatto è anziano, molto giovane o è rimasto fuori a lungo. Se le piogge sono frequenti, valuta di fargli trovare un riparo coperto vicino alla gattaiola o di limitare le uscite nelle giornate peggiori, con la lettiera sempre pulita come alternativa.





