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Gatto bagnato dalla pioggia: asciugarlo senza stressarlo

Aggiornato il 16 ottobre 20264 capitoli
Perché il gatto bagnato dalla pioggia va asciugato senza aspettare

Perché il gatto bagnato dalla pioggia va asciugato senza aspettare

Con le piogge d'ottobre capita spesso che il gatto rientri dal giardino o dal balcone con il pelo gocciolante e l'aria avvilita. Un gatto bagnato non è semplicemente un gatto sporco: il suo mantello non è impermeabile e, una volta imbevuto fino alla pelle, smette di trattenere il calore del corpo. Il freddo entra prima dalle zone meno protette, cioè zampe, orecchie, collo e pancia, ed è lì che l'umidità tende a fermarsi più a lungo. Per questo ha senso intervenire appena il micio è in casa, senza aspettare che si asciughi da solo leccandosi, perché con la lingua riesce a togliere ben poca acqua e nel frattempo continua a perdere temperatura. C'è anche un aspetto che riguarda il suo stato d'animo. Il pelo bagnato pesa e lo fa sentire meno agile e più vulnerabile, quindi è normale che si mostri nervoso, che si nasconda o che si lecchi in modo frenetico. Tieni presente che gattini, gatti anziani e soggetti con problemi di salute soffrono di più uno sbalzo termico, e che un'asciugatura tranquilla e tempestiva evita molti malanni di stagione.

Accoglierlo con calma: come tamponare il pelo senza forzarlo

Il gatto appena rientrato sotto la pioggia è spesso già agitato, e un asciugamano calato all'improvviso sulla schiena rischia di trasformare l'operazione in una lotta. Prima di tutto chiudi porte e finestre della stanza perché non scappi di nuovo fuori, poi tieni a portata di mano un telo di spugna morbido o in microfibra, che assorbe molto e asciuga in fretta. Parla con voce bassa, siediti alla sua altezza e lascia che sia lui ad avvicinarsi; se lo prendi di forza quando è teso, un graffio è quasi garantito e la volta successiva sarà ancora più diffidente. Quando si lascia toccare, avvolgilo nel telo senza stringere e tampona con pressioni leggere, seguendo la direzione del pelo. Evita di strofinare avanti e indietro: il pelo bagnato è fragile, si spezza e nelle razze a mantello lungo o semilungo si infeltrisce formando nodi difficili da sciogliere. Cambia telo appena il primo è impregnato e concedi al gatto delle pause se si irrigidisce o inizia a scodare, riprendendo dopo qualche minuto. Lavorare per brevi sessioni è più efficace di un'unica asciugatura forzata, e insegna al micio che l'asciugamano non è una minaccia.

Zampe, orecchie e pancia: le zone da controllare senza fare il bagnetto

Un gatto bagnato dalla pioggia di solito non ha bisogno di una lavata completa, che lo stresserebbe ancora di più e toglierebbe al pelo il suo strato protettivo naturale. Concentrati invece sui punti che la pioggia sporca davvero. Le zampe sono il primo: tra i cuscinetti e tra le dita si accumulano fango, foglie marce e, nelle città, residui di prodotti con cui il gatto può entrare in contatto e che poi ingerisce leccandosi. Passa un panno umido appena tiepido su ogni zampa, apri delicatamente le dita per controllare che non ci siano schegge o terra incrostata, e asciuga bene perché i cuscinetti umidi raffreddano in fretta. Dedica poi qualche attenzione alle orecchie, che vanno tamponate solo all'esterno e alla base senza infilare nulla nel condotto, e alla pancia, dove il pelo è più rado e l'acqua resta a contatto con la pelle. Se il collo o la zona sotto il mento trattengono odore di bagnato, un panno umido ben strizzato basta a rinfrescare senza bagnare di nuovo. Così il micio torna pulito nelle parti che contano senza aver mai visto una bacinella d'acqua.

Calore giusto, cosa evitare e quando chiamare il veterinario

Una volta tamponato, il gatto completerà da solo l'asciugatura leccandosi e sistemando il pelo, ma deve poterlo fare in un ambiente adatto. Preparagli una cuccia o una coperta asciutta in una stanza riscaldata e senza correnti, lontano dall'ingresso da cui è arrivato il freddo. Non appoggiarlo direttamente sul termosifone acceso né davanti a una stufa: il calore eccessivo e improvviso può scottare la pelle e seccare il mantello. L'asciugacapelli va usato solo se il gatto lo conosce già e lo tollera, tenendolo a distanza, con aria tiepida e alla velocità più bassa; per la maggior parte dei mici il rumore è una fonte di paura e vale più la pazienza di un telo in più. Nelle ore successive osserva come si comporta. Qualche starnuto isolato o un po' di stanchezza possono rientrare da soli, ma tremori persistenti, orecchie e zampe che restano fredde, apatia, rifiuto del cibo o respiro affannoso meritano una telefonata al veterinario, soprattutto se il gatto è anziano, molto giovane o è rimasto fuori a lungo. Se le piogge sono frequenti, valuta di fargli trovare un riparo coperto vicino alla gattaiola o di limitare le uscite nelle giornate peggiori, con la lettiera sempre pulita come alternativa.

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