Cosa è la Gastroenterite Felina
La gastroenterite felina, conosciuta anche sotto il nome di “Parvovirosi Felina” è una patologia temuta da gatti e loro padroni dagli anni trenta. Ciò che la caratterizza è una riduzione sconsiderata di globuli bianchi al’interno dell’organismo del gatto malato. La patologia attacca specialmente i gatti giovani, e viene trasmessa da un soggetto all’altro attraverso il contatto, sia diretto che indiretto. La durata dell’incubazione del virus della gastroenterite copre dai due ai nove giorni, colpendo principalmente l’intestino del gatto e procurando conati, diarrea e disidratazione. Quando la patologia si diffonde e si estende a tutto il corpo provoca anche bruschi sbalzi di temperatura (febbre da 39,5-40° che velocemente precipita a 36-35°), forti anemie e stato di depressione cronica. Sebbene curabile, questa malattia può portare alla morte del gatto infetto, soprattutto quando attecchisce su soggetti con meno di un anno, che sono ancora carenti di difese immunitarie. Quando la malattia comincia a manifestarsi i cuccioli infetti sembrano perdere la voglia di vivere, rimanendo accasciati e abbandonandosi sullo sterno, senza alcuna movenza, in totale spossatezza e oziosità. Il virus della gastroenterite vive e si riproduce molto velocemente nel sangue, nel midollo osseo, nell’intestino e negli organi vitali. Il contagio avviene per lo più per via oro-nasale. Se attecchisce in organi quali fegato, pancreas e rene, è possibile che non venga mai definitivamente debellato pur se la malattia manifesta sparisce in seguito alle cure. La sorgente più importante di contagio della malattia si trova dalle feci del gatto infetto, se nel pieno della patologia, siccome il virus è molto resistente al calore, e dall’urina di gatti infettati anche in passato ed al momento sani, perché l’espulsione del virus attraverso la minzione può durare anche per molto tempo dopo la guarigione effettiva del soggetto. Può accadere che anche gatti che non presentano i sintomi della patologia o soggetti con forme di gastroenterite asintomatica, gatti convalescenti, o ancora cuccioli infestati in utero possano espellere il virus attraverso l’urina.
Sintomi e Cura
La malattia invade, come anticipato, l’apparato gastrointestinale, provocando diarrea, oltre che anoressia, vomito, depressione, disidratazione e forti dolori all’addome. Inoltre l’animale infetto perde progressivamente la capacità di produrre leucociti, cellule che nascono nel midollo osseo, basilari per la generazione degli anticorpi, la qual condizione rende così indifeso il gatto nei confronti di qualsiasi altra infezione. I primi sintomi si vedono dopo quattro-sei giorni dall’attecchimento del virus nel nuovo organismo ospitante. Il gatto comincia a giocare con poca voglia, si stanca facilmente e si lamenta leccandosi l’addome continuamente. Il lamento diventa più insistente alla palpazione della parte dolente, da cui il micio si ritrae immediatamente. Per curare la carenza preoccupante dei leucociti che la Gastrenterite felina comporta esiste una trattamento di sostegno, che prevede anche la somministrazione per endovena o sottocutanea di liquidi fisiologici (come le soluzioni arricchite di glucosio iniettate tramite flebo), in modo da arginare il più possibile la disidratazione dell’animale. In casi parecchio gravi si è costretti a ricorrere addirittura alle trasfusioni sanguigne. Per rimediare al problema del vomito costante molti veterinari aggiungono alla terapia farmaci antiemetici (che hanno proprio questo scopo) e consigliano di modificare la dieta dell’animale alleggerendola in quantità e qualità, magari aumentando il numero di pasti. Per quanto riguardo le procedure trasfusionali, il sangue deve arrivare da un gatto sano, vaccinato oltre i tre anni e che non abbia in programma a breve un vaccino da inoculare. Si preferisce in questi casi aspettare almeno cinque mesi. I medicinali compresi nella terapia sono soprattutto antibiotici, come Gentamicina, Deflamon o Stomorgyl. Quest’ultimo è un antibiotico usato specificamente per l’intestino. Non mancano anche stimolanti del sistema immunitario come Granuloxina filgastin o il più costoso Interferone.
Diagnosi e Prevenzione
Una volta portato il gatto a visita dal veterinario, questi partirà dalla storia clinica del gatto e dal racconto del suo padrone per stilare una prima diagnosi. A questi elementi si aggiungerà lo stato complessivo del soggetto che ha davanti, con la sua febbre, disidratazione, debolezza e, toccando l'addome, può rilevare l’ingrossamento dell’intestino e dei linfonodi nell'addome che si presenta quasi sempre dolorante. Esami specifici, per esempio quello delle feci dove sarà individuato il virus, e analisi del sangue per confermare la carenza di leucociti completeranno il quadro. Per ottenere una buona prevenzione l’unica cosa da fare è vaccinare il proprio gatto appena possibile. Visti i dati statistici riguardanti la morte dei gatti non vaccinati colpiti da Parvovirosi sembra che al momento l’unica profilassi ottima da seguire sia proprio quella del vaccino. Il vaccino presente in commercio attualmente, e utilizzato da tutti i veterinari assicura per fortuna una protezione efficace. E’ possibile vaccinare anche soggetti ad alto rischio come gatte in gravidanza e cuccioli molto piccoli con un particolare tipo di vaccino, chiamato “virus spento”. Purtroppo però l’efficacia di questo vaccino non è immediata quanto quelli normali perché i gatti trattati in tale maniera non sono completamente protetti fino al 7° giorno che segue il secondo vaccino. Le vaccinazioni vive al contrario creano un’immunità più veloce e sicura, l’importante è ricordarsi di effettuare almeno 2 vaccini a intervallo di due – quattro settimane e poi con cadenza annuale. Nelle gatte in gravidanza e nei cuccioli che hanno meno di quattro settimane è vietato ricorrere al vaccino con virus vivo e modificato in quanto potrebbe causare aborto spontaneo o, quanto meno, una serie di danni permanenti al cervelletto dei cuccioli.
Domande frequenti
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Quali sono i primi segnali d'allarme che indicano la presenza di gastroenterite felina?I sintomi compaiono generalmente tra i 2 e i 9 giorni dall'infezione. I segni iniziali includono letargia marcata, perdita di appetito (anoressia) e un comportamento anomalo in cui il gatto si lecca costantemente l'addome, indicando dolore. Con il progredire della malattia, si manifestano vomito, diarrea spesso grave, febbre elevata (fino a 40°C) seguita da un improvviso calo termico e forte disidratazione. Il gatto appare prostrato, rannicchiato e rifiuta ogni interazione. È cruciale riconoscere subito questi sintomi, poiché la rapida perdita di fluidi e la diminuzione dei globuli bianchi possono essere fatali, specialmente nei cuccioli.
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Come si trasmette il virus della parvovirosi felina e chi è a maggior rischio?Il contagio avviene prevalentemente per via oro-nasale, attraverso il contatto diretto con feci o urine di gatti infetti. Il virus è estremamente resistente nell'ambiente esterno. Anche gatti apparentemente sani o in fase di convalescenza possono espellere il virus nelle urine per lunghi periodi, diventando portatori asintomatici. I soggetti più vulnerabili sono i cuccioli sotto l'anno di età, privi di difese immunitarie mature, e i gatti non vaccinati. L'esposizione indiretta è comune: il virus può essere trasportato su scarpe, vestiti o oggetti contaminati, rendendo essenziale l'igiene rigorosa per prevenire la diffusione.
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Esiste una cura specifica per eliminare il virus dalla circolazione?Non esiste un farmaco antivirale specifico che uccida direttamente il virus della gastroenterite felina. La terapia è quindi di supporto e mira a sostenere le funzioni vitali del gatto mentre il suo sistema immunitario combatte l'infezione. Include idratazione endovenosa o sottocutanea per contrastare la disidratazione, farmaci antiemetici per fermare il vomito, antibiotici per prevenire infezioni batteriche secondarie dovute alla bassa difesa immunitaria e, nei casi gravi, trasfusioni di sangue. In alcuni protocolli si usano stimolanti del sistema immunitario come interferoni. Se il gatto sopravvive alla fase acuta, può comunque continuare a espellere il virus.
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È sicuro vaccinare i cuccioli o le gatte in gravidanza contro la parvovirosi?Sì, ma con precauzioni specifiche. Per i cuccioli e le gatte gravide si utilizza esclusivamente il vaccino attenuato ('virus spento'), poiché quello vivo potrebbe causare aborti o danni neurologici permanenti al feto. Tuttavia, l'immunizzazione con il vaccino attenuato richiede tempi più lunghi: la protezione completa si raggiunge solo dopo circa 7 giorni dal secondo dosaggio. Per i gatti adulti sani, i vaccini vivi offrono un'immunità più rapida e robusta. Il protocollo standard prevede due vaccinazioni a distanza di 2-4 settimane, seguite da richiami annuali per mantenere l'efficacia protettiva.



