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Gatti a pelo lungo in autunno: evitare i nodi

Aggiornato il 01 ottobre 20264 capitoli
Perché la muta autunnale crea nodi

Che cosa succede al pelo durante la muta autunnale

Con l'accorciarsi delle giornate il gatto rinnova il mantello: il pelo estivo cade e sotto cresce un sottopelo più fitto, quello che d'inverno trattiene il calore. Nei gatti a pelo lungo il problema è che il pelo morto non arriva a terra, resta impigliato nel pelo di copertura, si attorciglia su se stesso e in pochi giorni diventa un feltro compatto. Il sebo che la cute produce normalmente completa il lavoro, perché tiene insieme le ciocche proprio dove la lingua non riesce più a passare. Le zone che cedono per prime sono quelle dove il gatto arriva male o dove il pelo sfrega: ascelle, inguine, interno delle cosce, culotte dietro le zampe posteriori, base della coda, collare sul petto e dietro le orecchie. Un nodo non è solo antiestetico, tira la pelle a ogni movimento, trattiene umidità e sporco e prepara il terreno alle irritazioni. C'è poi il pelo che il micio ingerisce leccandosi, che in questa fase aumenta e può dare vomito o boli di pelo. Pettinare con regolarità in autunno ti risparmia entrambi i fastidi.

Gli strumenti giusti e il modo di passarli

Sul pelo lungo le spazzole rigide fanno poco: scivolano in superficie, spezzano il pelo e lasciano intatto il feltro più sotto. Lavora con un pettine di metallo a doppia dentatura, denti larghi da un lato e fitti dall'altro: parti dai larghi per aprire la ciocca e passa ai fitti solo quando il pettine scorre senza incontrare resistenza. Il cardatore, la spazzola piatta con i dentini piegati, vuole mano leggera e va tenuto lontano da pancia e zampe, dove la pelle è sottilissima. La tecnica conta più dell'attrezzo. Dividi il manto in piccole sezioni, tieni la base del pelo tra due dita e pettina dalle punte verso la radice: così la trazione finisce sulle tue dita e non sulla cute. Su un nodo già formato nebulizza un districante specifico per gatti, lascialo agire e apri il feltro con le dita prima di tornare al pettine; lascia stare il borotalco, che il gatto respira e lecca. Cinque minuti al giorno in un momento tranquillo rendono più di una seduta lunga ogni dieci giorni, e se il micio agita la coda o si irrigidisce conviene chiudere lì: una pettinatura forzata te lo fa sparire sotto il letto la volta dopo.

La routine quotidiana che tiene il manto in ordine

Una volta sciolti i nodi il lavoro diventa manutenzione, e la costanza vale più di qualsiasi attrezzo. Passa il pettine ogni giorno nei mesi di muta, dedicando mezzo minuto in più alle zone di sfregamento: sotto il collarino o la pettorina, dietro le orecchie, tra le zampe. Se dopo un bagno o una giornata umida il pelo lungo è ancora bagnato, asciugalo del tutto con un phon tiepido pettinando mentre asciughi, perché il pelo che si asciuga da solo si appiattisce e si incolla in ciocche. Mentre pettini guarda anche la cute: arrossamenti, crosticine, forfora o pulci spingono il gatto a leccarsi e grattarsi sempre nello stesso punto, ed è lì che il feltro si forma più in fretta. Se noti qualcosa di questo genere parlane con il veterinario, invece di insistere con la spazzola su una pelle già sofferente. L'alimentazione aiuta dall'interno: una dieta completa e di buona qualità, con un apporto adeguato di acidi grassi, mantiene la cute sana e il pelo elastico, mentre un integratore va concordato con il veterinario e non sostituisce la pettinatura. Tieni presente che un gatto anziano, in sovrappeso o con dolori articolari si pulisce meno da solo e ha bisogno di una mano in più.

Gli errori da non fare e quando chiamare il toelettatore

L'errore più frequente è prendere le forbici. Sotto un feltro la pelle viene tirata verso l'alto e si ritrova dentro il nodo, quindi la lama la incontra prima del pelo: le ferite da forbice sono un incidente tutt'altro che raro in questa stagione. Lo scucinodi, il pettinino con le lamette, apre il feltro ma taglia anche la cute se lo forzi, quindi tienilo per nodi piccoli e staccati dalla pelle. Non insistere su un groviglio che non cede, perché il dolore trasforma la pettinatura in una lotta e il gatto se lo ricorda. Evita infine i bagni ravvicinati durante la muta: il pelo bagnato e non asciugato a fondo si annoda più di prima. Quando il feltro è esteso, duro come cartone o appoggiato direttamente sulla pelle, affidalo a un toelettatore abituato a lavorare con i gatti: con tosatrice e lama adatta sfoltisce o rasa la zona in sicurezza, e spesso una tolettatura sanitaria limitata alle parti critiche risolve senza toccare il resto del mantello. Se il micio non si lascia avvicinare o la pelle sotto il nodo è già arrossata, passa dal veterinario, che potrà valutare anche una sedazione leggera. Chiedere aiuto presto ti costa una seduta sola e lascia al gatto un buon ricordo delle tue mani.

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