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colubro leopardino

Aggiornato il 07 aprile 20144 capitoli5 domande frequenti
colubro leopardino

Caratteristiche

Il colubro leopardino, il cui nome scientifico è Zemenis situla, è un serpente non velenoso appartenente alla famiglia dei Colubridae. Si tratta di un ofide di medie dimensioni, i maschi misurano in media 80 centimetri con gli esemplari più grandi che possono arrivare a misurare anche un metro di lunghezza. Le femmine, invece, sono più lunghe dei maschi e raggiungono tranquillamente i 120 centimetri. Il colubro leopardino è caratterizzato da una livrea molto appariscente che gli rende difficile mimetizzarsi nella vegetazione. La base, infatti, è beige e presenta una fila di macchie rosse o marroni bordate di nero sul dorso, e due file di macchie brune sui fianchi. Il ventre è più chiaro. Il disegno a macchie delle livrea ricorda quello del manto del leopardo, da qui il nome “colubro leopardino”. Presenta un corpo slanciato con la testa ben differenziata. L’occhio presenta pupilla rotonda e iride color arancio.

Habitat naturale e distribuzione

Il colubro leopardino ha un’areale di distribuzione molto limitato. E’ tipico delle regioni mediterranee e si trova principalmente in Grecia, Turchia, Italia, Bulgaria, Albania, Montenegro, Bosnia, Macedonia, Croazia e Malta. In Italia vive principalmente nelle regioni meridionali e in particolare in Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. Il suo habitat naturale è costituito da campagne incolte e soleggiate, muretti a secco, cataste di legno, prati e radure. In alcuni casi, però, lo si può trovare anche in qualche palude. Difficilmente si trova al di sopra dei 600 metri di altitudine.

Riproduzione

La stagione degli amori per il colubro leopardino inizia in primavera inoltrata. Gli accoppiamenti si hanno solitamente tra aprile e maggio. Si tratta di una specie ovipara, quindi, dopo l’accoppiamento la femmina depone dalle 2 alle 5 uova che si schiuderanno dopo circa 60 giorno tra agosto e settembre. Appena nati i piccoli misurano 30 centimetri e sono già autosufficienti e non necessitano di essere accuditi dalla madre.

Abitudini e alimentazione

Il colubro leopardino si nutre principalmente di roditori e piccoli mammiferi. La sua dieta è composto quasi esclusivamente da topi di campagna e in qualche occasione da lucertole campestri. Le lucertole sono cacciate soprattutto dagli esemplari più giovani. Si tratta di un ofide dalle abitudini prettamente diurne. Non è un serpente aggressivo e difficilmente attacca se non è provocato. E’ molto agile, ottimo nuotatore e tende ad uccidere le sue prede per costrizione. Il colubro leopardino è una specie a basso rischio, ma, figura comunque dalle specie protette dalla Convenzione di Berna. In Italia i colubri leopardini stanno andando scomparendo a causa della progressiva distruzione degli habitat di riproduzione.

Domande frequenti

  • È vero che il colubro leopardino è velenoso e pericoloso per l'uomo?
    No, il colubro leopardino (Zamenis situla) è un serpente completamente non velenoso. Nonostante la sua livrea vivace e il nome che potrebbe trarre in inganno, non possiede ghiandole velenose né denti posteriori specializzati per inoculare tossine. È generalmente timido e preferisce fuggire piuttosto che attaccare; morde solo se si sente fortemente minacciato o maneggiato con troppa durezza. Il suo metodo di difesa principale è la fuga, sfruttando la sua agilità e velocità. Pertanto, non rappresenta alcun pericolo letale per esseri umani o animali domestici di taglia grande, rendendolo una presenza innocua nei giardini mediterranei.
  • Cosa mangia esattamente il colubro leopardino nel suo ambiente naturale?
    La dieta del colubro leopardino è prevalentemente carnivora e si basa quasi esclusivamente sulla predazione di piccoli mammiferi, in particolare roditori come i topi di campagna. Questa abitudine lo rende utile dal punto di vista ecologico per il controllo naturale dei parassiti agricoli. Tuttavia, gli esemplari più giovani, essendo di dimensioni ridotte, integrano la loro dieta catturando rettili più piccoli, come le lucertole campestri. Non è un serpente che caccia attivamente di notte, poiché è una specie diurna: cerca il cibo durante le ore di luce, approfittando del calore solare per mantenere attiva la sua digestione e la sua mobilità.
  • Come e quando avviene la riproduzione del colubro leopardino?
    La stagione riproduttiva del colubro leopardino inizia in tarda primavera, con gli accoppiamenti che avvengono tipicamente tra aprile e maggio. Essendo una specie ovipara, la femmina depone un numero ridotto di uova, variabile da 2 a 5, scegliendo luoghi caldi e umidi per la covatura. Le uova si schiudono dopo circa 60 giorni, tra agosto e settembre. I piccoli appena nati sono già completamente autosufficienti, misurano circa 30 centimetri e non ricevono alcuna cura materna. Questo ciclo riproduttivo relativamente lento, con poche prole per stagione, contribuisce alla vulnerabilità della specie rispetto ai cambiamenti ambientali.
  • In quali zone d'Italia è possibile incontrare questa specie?
    L'areale del colubro leopardino in Italia è limitato principalmente alle regioni meridionali e insulari. È comune osservare questi serpenti in Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia. La sua distribuzione è strettamente legata alla presenza di habitat specifici, come campagne incolte, muretti a secco, cataste di legna e radure soleggiate. Raramente si trova oltre i 600 metri di altitudine, preferendo climi miti tipici del Mediterraneo. La sua presenza è indicatrice di ambienti naturali o semi-naturali poco disturbati dall'intervento umano intensivo, motivo per cui la scomparsa di queste strutture tradizionali ne sta riducendo la popolazione.
  • Perché il colubro leopardino è considerato una specie a rischio nonostante sia comune?
    Nonostante possa sembrare numeroso in alcune aree, il colubro leopardino è classificato come specie protetta dalla Convenzione di Berna e presenta uno stato di conservazione preoccupante. Il declino demografico è causato principalmente dalla distruzione e frammentazione del suo habitat naturale: la modernizzazione agricola elimina i muretti a secco e le siepi, mentre l'urbanizzazione riduce le aree incolte. Inoltre, la bassa fecondità (poche uova per anno) e la crescita lenta rendono difficile il recupero delle popolazioni. La mortalità stradale e la raccolta illegale per il commercio clandestino aggravano ulteriormente il problema, rendendo fondamentale la tutela del suo ecosistema.

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