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Pelle di serpente

Aggiornato il 03 gennaio 20124 capitoli5 domande frequenti
pelle serpente

Composizione e caratteristiche

La pelle dei serpenti è composta da due strati distinti, ovvero, il derma e l’epidermide. Il primo rappresenta lo strato più profondo, mentre il secondo è quello più superficiale che si trova al di sopra al derma ed è lo strato più soggetto a cambiamenti. Durante la muta, infatti, i serpenti cambiano solo l’epidermide e non il derma, liberandosi dello strato vecchio sotto il quale si è formato uno strato nuovo. Il serpente cambia periodicamente lo strato superficiale della pelle per fattori legati all’accrescimento del corpo. Non essendo la pelle composta da sostanze elastiche finirebbe per essere troppo stretta e impedire la crescita dell’animale. La pelle ricopre completamente il corpo del serpente ed ha funzioni protettive, di termoregolazione, igieniche, ma, anche di movimento poiché la maggior parte dei serpenti utilizza le squame della pancia per muoversi. Nei serpenti anche le palpebre sono ricoperte di pelle. In questo punto del corpo le squame sono trasparenti per consentire all’animale di vedere dal momento che le palpebre restano sempre chiuse

Le squame

La pelle dei serpenti è ricoperta di squame. Le squame hanno funzioni molteplici, prima tra tutte quella della difesa poiché permettono ai serpenti di mimetizzarsi con l’ambiente circostante assumendo particolari colorazioni. Pigmentazione che, all’inverso, talune specie utilizzano per spaventare i predatori e difendersi da eventuali minacce evitando lo scontro diretto e quindi l’utilizzo del veleno. Colori vivici spesso, infatti, sono sinonimo di un alto tasso di pericolosità. Le squame sono tenute insieme da uno strato di pelle elastico detto ‘interstiziale’ che si distende quando il serpente necessita di muoversi garantendogli quindi flessibilità. Quando, invece, il serpente si sente in pericolo si irrigidisce formando uno scudo. Le squame proteggono anche i serpenti dai parassiti e da eventuali morsi durante i combattimenti con le prede. Hanno, poi, una funzione di termoregolazione e evitano che l’animale si disidrati. A seconda dell’habitat del serpente le squame assumono caratteristiche diverse. I serpenti che vivono nei deserti o comunque in habitat secchi e aridi hanno squame impermeabili che gli consentono di mantenere costante il tasso di umidità. Inversamente, quelli che vivono nelle regioni tropicali sono ricoperti da squame meno impermeabili poiché il tasso di umidità è molto alto.

La muta

Caratteristica dei serpenti è quella di cambiare periodicamente lo strato superficiale della pelle che viene sostituito da un nuovo strato cheratinizzato formatosi sotto quello vecchio. Questo processo è detto ‘muta’ o ‘ecdisi’ e nei serpenti avviene in un unico momento: la vecchia pelle viene sfilata per intero come se fosse un calzino. Si tratta di una fase fondamentale per la crescita delle dimensioni del serpente e per il miglioramento del movimento. La muta si verifica ad intervalli regolari ogni mese o ogni settimana a seconda dell’età e del tipo di serpente. Quando devono cambiare la pelle i serpenti tendono a contorcersi e a strofinarsi contro le rocce o contro superfici dure e poi, quando arriva il momento giusto, rompono lo strato che li avvolge partendo dalla testa e cominciano a spingerlo all’indietro strofinandosi sul terreno. In questo modo l’involucro si stacca pian piano senza rompersi come se si trattasse di un vestito fatto, però, interamente di squame. Quando ciò non accade e la muta avviene a pezzi con parti di pelle vecchia che restano attaccate a al corpo allora significa che il rettile ha problemi di salute o è disidratato e bisogna accertarsi, in caso di serpente domestico, delle ragioni alla base del disturbo. In questo caso si parla di “disecdisi”. Questi fenomeni, la muta e la disecdisi, accomunano i serpenti agli altri rettili appartenenti alla famiglia dei sauri e dei Cheloni. Quando arriva il momento del cambiamento di pelle i serpenti diventano nervosi, non mangiano e tendono a stare il più possibile in contatto con l’acqua, poiché il processo della muta comporta una notevole disidratazione per l’animale. Le squame che compongono la pelle, infatti, hanno un ruolo fondamentale nel mantenere costante il tasso di umidità dell'epidermide.

Gli usi

La pelle dei serpenti, soprattutto di alcune specie come i boa e i pitoni, è utilizzata per il confezionamento di scarpe, borse e accessori. Si tratta di un tipo di pelle molto ricercata ed estremamente pregiata, al pari di quella dei coccodrilli, ed è per questo che molti serpenti vengono uccisi ogni giorno per ottenere la pelle necessaria per l’industria dei pellami. Tra le pelli più ricercate c’è sicuramente quella dei pitoni reticolati per lo splendido disegno geometrico che la caratterizza. Ma la pelle di serpente trova anche altri utilizzi in campi e settori diversi da quello tessile e calzaturiero. Tra questi c’è il settore della cosmetica e la medicina. Le sostanze contenute nella pelle dei serpenti, infatti, vengono utilizzate per la creazione di creme e cosmetici di bellezza. Come per il commercio dei serpenti e delle specie a rischio anche la commercializzazione delle pelli sono regolate dalla normativa C.I.T.I.E.S.

Domande frequenti

  • Come funziona esattamente il processo di muta nei serpenti?
    La muta, o ecdisi, è il periodo in cui il serpente cambia il suo strato esterno di pelle, l'epidermide. Poiché la pelle non è elastica, deve rinnovarsi periodicamente per permettere la crescita dell'animale. Il processo inizia con la formazione di un nuovo strato sotto quello vecchio. Quando è pronto, il serpente strofina il muso contro oggetti ruvidi per creare una rottura iniziale, per poi spingere indietro la vecchia pelle fino a sfilarsela completamente, simile a un calzino rovesciato. Questa fase è cruciale per la salute cutanea e il corretto sviluppo fisico.
  • Cosa indica una muta incompleta o frammentaria?
    Una muta che non avviene in un unico pezzo, lasciando residui di pelle vecchia attaccata al corpo, è definita 'disecdisi'. Questo fenomeno segnala generalmente problemi di salute o, molto frequentemente, disidratazione nell'animale. Se si osserva la disecdisi in un serpente domestico, è essenziale verificare immediatamente i livelli di umidità ambientale e idratazione dell'animale. Persistere in questo stato può portare a infezioni secondarie o intrappolamento degli anuli genitali, richiedendo spesso l'intervento di un veterinario specializzato in rettili.
  • Quali comportamenti mostrano i serpenti durante la preparazione alla muta?
    Prima della muta, i serpenti presentano cambiamenti comportamentali e fisici evidenti. Diventano spesso nervosi, irritabili e smettono di alimentarsi. L'aspetto esteriore cambia: gli occhi appaiono opachi o bluastri a causa dell'accumulo di liquido tra le vecchie e nuove squame palpebrali. Inoltre, cercano costantemente fonti d'acqua per idratarsi, dato che il processo richiede molta umidità. Strofinano il corpo contro rocce o superfici dure per facilitare il distacco della pelle vecchia.
  • A cosa servono le squame oltre alla protezione fisica?
    Le squame svolgono funzioni vitali multiple. Oltre a proteggere da parassiti, morsi e abrasioni, sono fondamentali per la locomozione: le ventrali agiscono come zattere che permettono al serpente di spingersi contro il terreno. Svolgono anche un ruolo chiave nella termoregolazione e nella prevenzione della disidratazione, mantenendo l'umidità corporea. In molte specie, la pigmentazione delle squame permette il mimetismo ambientale o, al contrario, avverte i predatori della tossicità tramite colori vivaci, dissuadendo attacchi diretti.
  • Perché la struttura della pelle varia in base all'habitat del serpente?
    La permeabilità della pelle si adatta all'ecosistema di provenienza. I serpenti che abitano deserti o zone aride possiedono squame altamente impermeabili per trattenere l'umidità e prevenire la disidratazione in ambienti secchi. Al contrario, le specie tropicali hanno squame leggermente più permeabili, poiché vivono in ambienti già ricchi di umidità atmosferica. Questa differenza strutturale è vitale per l'omeostasi interna dell'animale e spiega perché le condizioni di allevamento devono replicare fedelmente l'habitat naturale specifico della specie.

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