Cibocanigatti.it · guide e consigli pratici
Rettili · Tartarughe

Letargo della tartaruga di terra: come prepararla a ottobre

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Quando inizia il letargo e quali tartarughe possono affrontarlo

Quando inizia il letargo e quali tartarughe possono affrontarlo

Quando le temperature diurne restano sotto i 15 °C, tra ottobre e novembre a seconda della zona, la tartaruga di terra si muove meno, cerca il riparo e mangia senza convinzione: sta scivolando verso il letargo. Ottobre è il mese in cui lavorare davvero, perché la preparazione va avviata circa quattro o sei settimane prima dell'interramento. Le testuggini mediterranee che vivono nei nostri giardini, la Testudo hermanni, la Testudo graeca e la Testudo marginata, riposano in genere da due a quattro mesi e di quel riposo hanno bisogno, perché l'ibernazione regola il metabolismo e accompagna il normale ciclo riproduttivo. Prima di procedere, però, verifica di avere davanti un soggetto adatto. Le specie tropicali, come le Geochelone e le Chelonoidis, non vanno mai messe in letargo, e lo stesso vale per gli esemplari molto giovani, sotto i tre o quattro anni e sotto i 500 grammi, per quelli sottopeso o malati e per le tartarughe arrivate da poco, di cui non conosci la storia clinica. In queste situazioni si opta per lo svernamento attivo, cioè un terrario riscaldato e illuminato con lampada UVB dove l'animale continua a mangiare e a digerire per tutto l'inverno.

Visita dal veterinario e digiuno graduale: cosa fare adesso

Il primo passo concreto, in questi giorni, è la visita da un veterinario esperto in rettili: valutazione clinica, pesata, esame delle feci e, se necessario, una radiografia dicono se la tartaruga può affrontare l'inverno dormendo. Occhi e narici devono risultare puliti, senza scoli, e il peso proporzionato alla lunghezza del carapace. Sull'alimentazione si procede per gradi. Fino a un mese e mezzo prima dell'interramento lasciala mangiare in abbondanza, così accumula le riserve che la porteranno fino a primavera; nelle tre o quattro settimane successive riduci le quantità, poi nelle ultime due offri soltanto verdure facilmente digeribili e nell'ultima settimana sospendi il cibo. L'acqua, al contrario, resta sempre a disposizione in una ciotola bassa. Lo scopo del digiuno è svuotare l'intestino, perché i residui non digeriti possono fermentare durante il letargo e dare origine a infezioni gravi. Per aiutarla, fai due o tre bagni a settimana in acqua tiepida, intorno ai 25-27 °C, per venti o trenta minuti, con il livello poco sotto il collo: si idrata e defeca con più facilità.

Giardino o scatola: dove farla svernare al sicuro

Stabilito che la tua testuggine è in condizione di dormire, resta da scegliere dove. All'aperto si interra da sé e questa è la soluzione più vicina alla natura, a patto che il punto sia ben drenato, riparato dalla pioggia battente, lontano dai passaggi di persone e mezzi e protetto dai predatori: ratti, talpe, cornacchie e corvi sanno approfittare di un animale immobile, soprattutto se il ruscellamento porta via la terra e lo scopre. Anche il clima pesa, perché oltre i 10 °C per due o tre giorni di fila la tartaruga tende a risvegliarsi e a consumare energie, mentre sotto i 2 °C rischia lesioni da congelamento. Se vivi in una zona dal clima instabile o il giardino non offre queste garanzie, il letargo controllato in scatola è la via più prudente. Prepara un contenitore di legno o plastica con fori per l'aria, riempilo con terriccio non trattato, torba bionda di sfagno e foglie secche di faggio o castagno, poi infilalo in una seconda scatola più grande e imbottita, che fa da isolante. La sistemazione finale è un locale non riscaldato e buio, cantina o garage, con temperatura stabile fra i 4 e gli 8 °C.

Peso, temperatura e segnali da non ignorare

Il letargo non è un periodo in cui dimenticarsi dell'animale. Controlla la temperatura del rifugio con un termometro a sonda, perché è il parametro che condiziona tutto il resto, e annota il peso prima dell'interramento e poi ogni due o tre settimane. Un calo complessivo nell'ordine del sette-dieci per cento rientra nella norma, mentre una perdita superiore all'uno per cento a settimana segnala che qualcosa non funziona, di solito la disidratazione. Rivolgiti al veterinario se la tartaruga urina nel nido, se mostra scoli da occhi o narici, se resta attiva con gli occhi aperti nonostante il freddo o se si risveglia nel pieno dell'inverno: in quest'ultimo caso non va rimessa a dormire, ma riscaldata gradualmente, reidratata con bagni tiepidi e tenuta sveglia fino a primavera. Annotare su un foglio data di inizio, pesi e temperature ti costa pochi minuti a ottobre e a marzo ti dice con precisione come è andato l'inverno.

Hai altre domande?

Potrebbe interessarti anche