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Canarini in voliera esterna d'inverno: come proteggerli

Aggiornato il 05 ottobre 20264 capitoli
Ritirare o riparare la voliera: decidi adesso, a muta conclusa

Ritirare o riparare la voliera: decidi adesso, a muta conclusa

I canarini sopportano il freddo molto meglio di quanto si pensi: finita la muta, tra settembre e ottobre, il piumaggio nuovo è compatto e pronto per la stagione fredda, e l'idea che debbano stare al caldo perché vengono da isole tiepide non trova riscontro nell'esperienza degli allevatori. Quello che non tollerano sono gli sbalzi, le correnti d'aria e l'umidità che ristagna. Per questo la scelta tra ritirare i soggetti in casa e riparare la voliera esterna va presa ora, prima dei primi freddi veri, e non a dicembre con il termometro già vicino allo zero. Se i tuoi canarini hanno passato l'estate e l'autunno all'esterno, lasciarli in voliera è la strada più naturale: si sono acclimatati gradualmente e il loro organismo si è adattato al calo delle temperature. Se invece hanno vissuto in casa, non spostarli di colpo fuori con il freddo già arrivato; il passaggio dal caldo dell'abitazione al gelo esterno è il modo più rapido per farli ammalare, e a quel punto conviene tenerli dentro fino a primavera. Evita soprattutto di fare avanti e indietro: una volta decisa la collocazione, mantienila per tutto l'inverno.

Chiudere la voliera contro vento e pioggia senza soffocarla

Il problema vero non è la temperatura bassa in sé, ma il vento che attraversa la rete e porta via il calore trattenuto dal piumaggio. Per questo la voliera va chiusa su tre lati con teli di plastica trasparente, pannelli di policarbonato o lastre ondulate, lasciando aperta o solo parzialmente schermata la facciata esposta a sud o a sud-est, dove il sole invernale arriva nelle ore centrali. La luce diretta serve ai canarini, aiuta la produzione di vitamina D e li invoglia a muoversi, ma il reparto deve offrire anche una zona d'ombra dove ritirarsi, perché l'esposizione continua stanca gli animali tanto quanto il freddo. Verifica che il tetto sia impermeabile e sporga abbastanza da impedire alla pioggia battente di bagnare posatoi e mangiatoie: un canarino con le piume inzuppate perde la capacità di isolarsi ed è a rischio anche con qualche grado sopra lo zero. Lascia però uno spiraglio di ricambio d'aria in alto, perché una voliera sigillata accumula umidità e ammoniaca dagli escrementi, e l'aria viziata danneggia le vie respiratorie più di una corrente moderata. Sistema i posatoi più alti nella parte riparata, dove gli uccelli dormono, e controlla che non ci siano fessure tra telo e struttura all'altezza dei trespoli notturni.

Acqua che gela, pastone e semi grassi: cosa cambia nella dieta

Nelle giornate di gelo il primo controllo del mattino è il beverino: l'acqua ghiaccia in poche ore e un canarino che non beve si disidrata in fretta, anche se ha il cibo davanti. Sostituiscila con acqua a temperatura ambiente appena ti alzi e ripeti il controllo almeno un'altra volta nella giornata; se le notti sono rigide, preferisci beverini a sifone piccoli, più facili da svuotare e riempire, e tienine un paio di ricambio in casa già pronti. Lo stesso vale per il bagnetto, che non va sospeso d'inverno ma offerto una volta a settimana nelle ore più soleggiate e tolto dopo poco, così che le piume si asciughino prima che cali la temperatura. Sul cibo, l'inverno all'aperto chiede più energia: accanto alla miscela di semi abituale aumenta la quota di semi oleosi come niger e perilla, e integra con un pastone morbido e grasso, qualche dattero o frutta secca sminuzzata. Verdura e frutta fresca restano quotidiane, ma offrile nelle ore centrali e ritira quanto non viene consumato prima di sera, perché con il gelo si rovina in fretta. Controlla che le mangiatoie siano sempre piene: un soggetto che d'estate razionava da solo, ora brucia riserve anche di notte per mantenere la temperatura corporea.

Controlli quotidiani e segnali per cui conviene ritirare un soggetto

Anche con la voliera ben chiusa, dedica qualche minuto al giorno a osservare i canarini da fermo, senza entrare: un soggetto sano d'inverno è attivo, mangia con appetito e tiene le piume aderenti al corpo, salvo nelle ore più fredde del mattino quando è normale vederlo un po' gonfio sul posatoio. Se invece resta arruffato per tutta la giornata, chiude gli occhi spesso, tiene le ali leggermente abbassate o si isola in un angolo, non aspettare che peggiori: spostalo in una gabbia singola in un locale non riscaldato, al riparo, e fai valutare la situazione a un veterinario esperto in uccelli. I più esposti sono i novelli nati tardi nella stagione, che a volte non hanno completato la muta, i soggetti anziani e quelli che escono da una malattia o da una riproduzione faticosa. Per questi conviene scegliere il ritiro fin da subito, senza attendere la prova del freddo. Il locale giusto per chi viene portato dentro è una stanza senza riscaldamento, luminosa, lontana dalla cucina e dal bagno, dove vapori e fumi irritano le vie respiratorie; una veranda chiusa o un garage asciutto con finestra vanno bene. Chi resta in voliera, se è sano e acclimatato, affronterà l'inverno in modo naturale e arriverà a primavera con un piumaggio fitto, pronto per la riproduzione.

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