Caratteristiche
La calopsitta è un pappagallino della famiglia dei Cacatuidi appartenente al genere Nymphicus. Si tratta di un pappagallo dalle dimensioni relativamente ridotte poiché arriva a misurare al massimo trenta centimetri coda compresa. Questo pappagallino esotico è caratterizzato dalla presenza di un ciuffo erettile sulla fronte che generalmente è giallo nel maschio e grigio nella femmina. Il corpo è allungato e la coda è lunga. Il piumaggio è solitamente grigio scuro negli esemplari di entrambi i sessi. Sulla guancia presentano una caratteristica macchia rossa di forma tonda, che risulta più accentuata nel maschio. La coda e le ali sono più chiare rispetto al resto del corpo. Il becco è piccolo e adunco, ma molto forte e di colore chiaro. Gli occhi, invece, sono rotondi e neri. Gli allevatori, negli anni, hanno selezionato diverse varietà di calopsitta e le più diffuse sono il lutino i cui esemplari presentano un piumaggio giallo e bianco, il cinnamon che è grigio chiaro, il perlato caratterizzato dalla presenza di macchie gialle e bianche su tutto il corpo, il pappagallo faccia bianca che lo dice anche il nome presenta la faccia bianca anziché gialla. Ci sono poi il faccia gialla, il silver e l’oliva. Si tratta di animali molto forti e possono vivere all’aperto per tutto l’anno. Sono socievoli e poco aggressivi anche con uccelli di altre specie e per questo possono essere tenuti anche all’interno di gabbie o voliere comuni. Tra il maschio e la femmina s’instaura un vero e proprio legame d’amore che dura tutta la loro vita e per questo se si decide di allevare pappagallini di questa specie bisogna sempre tenere insieme almeno due esemplari.
Habitat naturale e distribuzione
Gli esemplari di Calopsitta sono originari esclusivamente dell’Australia e, in particolare delle regioni centrali caratterizzate da un clima arido o semi-arido. Il loro habitat naturale è costituito da ampie praterie, mentre evita le zone costiere e le foreste. Vivono in grandi gruppi e tendono a stabilirsi sempre nelle vicinanze di specchi d’acqua. Si tratta di uccelli seminomadi che si spostano molto alla ricerca di cibo e acqua. La loro presenza non è registrata nelle regioni meridionali del paese, nei deserti occidentali e nella penisola di Capo York. Prediligono climi secchi e con temperature molte alte e si stabiliscono in zone caratterizzata da piante di eucalipto e arbusti.
Riproduzione
La stagione degli amori per questi pappagallini coincide con la fine del periodo delle piogge. In natura nidificano all’interno di cavità nei tronchi degli alberi di eucalipto nei pressi di specchi d’acqua. La femmina depone, in media, dalle 5 alle 7 uova. Le uova di calopsitta sono piccole e bianche. Vengono covate per circa tre settimane sia dalla femmina che dal maschio. I piccoli dopo nati vengono accuditi dai genitori fino alla settima settimana di vita, dopodiché lasciano il nido e diventano indipendenti. I calapsitta sono gli unici pappagalli della specie dei Cacatua che iniziano a riprodursi già dopo il primo anno di vita. In cattività, invece, la riproduzione di questi pappagallini può avvenire in qualsiasi periodo dell’anno. In genere bisogna utilizzare coppie di almeno diciotto mesi e che possibilmente si siano scelte da sole. Non sempre accade che, introducendo un maschio e una femmina all’interno di una gabbia, avvenga l’accoppiamento. Spesso i due pappagallini devono piacersi per potersi accoppiare e l’unico modo per essere sicuri che questo accade è comprare coppie già formate o introdurre più esemplari dei due sessi all’interno della gabbia e aspettare che le coppie si formino spontaneamente. Per favorire la deposizione delle uova bisogna allestire il nido all’interno della gabbia. Il nido consiste in una cassettina di legno di circa quaranta centimetri con un foro per consentire l’ingresso della femmina. Il fondo del nido può essere coperto con segature o con trucioli di legno. In questo periodo bisogna integrare l’alimentazione della femmina con uova sode e semi germogliati per garantirle tutte le proteine necessarie per la formazione e la deposizione delle uova. L’ambiente della deposizione va nebulizzato di tanto in tanto con un nebulizzatore e introdurre nella gabbia una vaschetta con dell’acqua per consentire ai pappagallini di bagnarsi e per creare il giusto tasso di umidità tipico del loro habitat naturale. La deposizione si verifica dopo circa due settimane dall’accoppiamento e i genitori si alternano nella cova delle uova. Dopo circa tre settimane i piccoli cominciano a rompere il guscio grazie ad una specie di corno presente sulla mandibola superiore. Questa operazione può durare anche diverse ore. Appena nati, i pulcini hanno gli occhi chiusi e sono coperti solo da una sorta di peluria gialla che dopo pochi giorni lascia il posto alle prime piume. Imparano a volare intorno alla quinta settimana di vita. Lo svezzamento, invece si ha intorno alla nona settimana.
Alimentazione
Gli esemplari di calopsitta si nutrono in natura di piccoli semi, di bacche, di frutta e di verdura. Se si decide di allevare un pappagallino di questa specie bisogna tenere presente, quindi, che la sua alimentazione quotidiana basata su una miscela di semi e granaglie, deve essere integrata con frutta e verdura fresca. Questi alimenti vanno somministrati tutti i giorni e una volta a settimana bisogna dargli anche una spiga di panico di cui sono molto ghiotti. Tra i semi vanno evitati i semi di girasole perché sono troppo grassi. Si possono somministrare le mele, le pere, le arance, il melone, il cocomero, le prugne, le banane, l’uva, le carote, i cetrioli, i peperoni, la cicoria e la rucola. Vanno, invece, assolutamente evitati perché velenosi: avocado, alloro, digitale, acacia, filodendro, mughetto, oleandro, prezzemolo, rododendro, tabacco, albicocche, pesche e ciliegie. Tra gli alimenti da evitare ci sono, inoltre, il cioccolato e i dolci. Infine, bisogna sempre garantire ai pappagallini acqua fresca e pulita, che deve essere cambiata ogni giorno.
Allevamento
Gli esemplari di Calopsitta non sono considerati appartenenti ad una specie a rischio e quindi pur essendo tutelati dalla convenzione di Washington possono essere detenuti e allevati in cattività L’allevamento della calopsitta è ormai il più diffuso dopo le cocorite ed è allevato principalmente a scopo ornamentale. Si adatta bene alla vita in casa e il suo verso non è acuto e forte come quello degli altri pappagalli. Le calopsitte vanno allevate sempre in coppia. Sono animali molto socievoli e per questa ragione la gabbia che li ospita dovrebbe essere posizionata in un posto della casa molto frequentato per evitare che gli animali finiscano con il deprimersi. Questi pappagallini, infatti, tendono a considerare i loro proprietari come suoi simili. Quando vengono lasciati soli troppo a lungo emettono dei fischi per attirare l’attenzione. Se si decide di allevare un pappagallino di questa specie bisogna mettere in conto di dedicargli almeno qualche ora dalla propria giornata, poiché hanno bisogno di uscire dalla gabbia e di giocare. Non sono capaci di articolare le parole, ma imparano a fischiare le canzoncine. I maschi sono più aggressivi e meno socievoli rispetto alle femmine. Sono pappagalli molto intelligenti. In casa le calopsitte vanno tenute in una gabbia o in una voliera grande abbastanza da riuscire a contenere comodamente gli esemplari da ospitate. In media le dimensioni minime di una gabbia sono 75x30x40 per un unico esemplare. Se il numero di esemplari è maggiore, allora bisogna aumentare le dimensioni. E’ preferibile scegliere una gabbia di metallo poiché come tutti i pappagalli tendono ad arrampicarsi con il becco e le sbarre di plastica potrebbero rompersi lasciando scappare il pappagallino o potrebbero staccarsi pezzi che poi potrebbero essere ingurgitati. All’interno della gabbia bisogna prevedere due posatoi posti ad una certa distanza l’uno dall’altro in modo da consentire al pappagallo di saltellare dall’uno all’altro. Oltre ai posatoi, all’interno della gabbia occorre prevedere le mangiatoie e i beverini in numero uguale agli esemplari ospitati. Si possono scegliere mangiatoie in plastica più facilmente lavabili. Fondamentale è la pulizia sia della gabbia sia degli accessori presenti al suo interno che vanno lavati e disinfettati ogni giorni. La gabbia va lavata completamente almeno una volta a settimana per evitare problemi igienico sanitari e preservare la salute degli animali.
Malattie
Tra le malattie più diffuse tra gli esemplari di Calopsitta c’è la megabatteriosi che viene veicolata da una determinata classe di batteri. Tra i sintomi più evidenti ci sono l’eccessivo dimagrimento, la mancanza di appetito e diarrea. Si tratta di una malattia con un basso tasso di mortalità. L’aspergillosi è un’infezione molto diffusa tra i volatili ed è causata da un fungo. I sintomi sono perdita di peso, problemi nella respirazione, inappetenza, tosse e vomito. Nella maggior parte dei casi porta alla morte dell’animale. Questi pappagallini sono anche soggetti a infestazioni da acari. Il più pericoloso è l’acaro rosso che si attacca all’animale e si nutre succhiando il suo sangue. Attacca gli animali di notte, mentre durante il giorno resta nascosto nelle fessure delle gabbie. I pappagallini infestati da questo parassita presentano anemia, dimagrimento e debolezza. Può risultare letale, soprattutto se attacca i pulcini. Gli acari respiratori, invece, infestano le vie respiratorie dove vive e si riproduce. Tra i sintomi ci sono difficoltà respiratorie, perdita di voce, tosse e dimagrimento. Nei casi più gravi portano alla morte per soffocamento da muco. La presenza di pidocchi, invece, si nota dal fatto che gli uccellini tendono a pulirsi compulsivamente le piume fino a ferirsi. Ci sono, infine, la Candidosi e la Clamidosi. Nel primo caso si riscontrano debolezza, dimagrimento e la formazione di placche bianche in gola. Nei giovani può essere mortale. La clamidosi, invece, si manifesta con diarrea, sonno, ali pendenti e dimagrimento oltre a difficoltà respiratorie. Non è ad alto tasso di mortalità, ma può essere trasmessa all’uomo.
Domande frequenti
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È obbligatorio tenere due calopsitte insieme?Sì, è fortemente consigliato allevare le calopsitte in coppia o in gruppo. Essendo animali estremamente socievoli, tendono a considerare i proprietari come membri del branco; se lasciati soli per troppe ore, rischiano di sviluppare depressione e stress, manifestandolo con fischi continui. Un singolo esemplare richiede almeno alcune ore quotidiane di interazione diretta. Inoltre, in natura formano legami di coppia stabili e, sebbene non monogami in senso stretto come alcune specie, vivono in gruppi sociali strutturati. Tenere due o più uccelli garantisce loro stimolazione mentale, gioco reciproco e benessere psicologico, prevenendo comportamenti distruttivi o letargici.
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Quali cibi sono tossici o vietati per le calopsitte?L'alimentazione deve essere rigorosamente controllata. Assolutamente da evitare: avocado (letale), cioccolato, dolci, sale e alcol. Molti vegetali comuni sono pericolosi: prezzemolo, alloro, digitale, acacia, filodendro, mughetto, oleandro, rododendro, tabacco e i noccioli di albicocche, pesche e ciliegie contengono cianuro. Anche i semi di girasole sono sconsigliati per l'eccessivo contenuto lipidico. Possono invece mangiare quotidianamente frutta (mele, pere, banane, uva senza semi) e verdura (carote, cetrioli, peperoni, cicoria). Una volta a settimana è gradita una spiga di panico. L'acqua deve essere fresca e cambiata giornalmente per prevenire infezioni batteriche.
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Come si riconosce il sesso di una calopsitta?Il dimorfismo sessuale è evidente nell'esemplare selvatico (grigio). Nei maschi adulti, la cera (la parte carnosa sopra il becco) è blu brillante, mentre nelle femmine è marrone, biancastra o color crema, spesso con una crosta cartilaginea durante la deposizione. Tuttavia, nelle mutazioni genetiche come il Lutino (giallo/bianco) o il Pearl (perlato), la cera rimane rosa o porpora in entrambi i sessi per tutta la vita, rendendo difficile l'identificazione visiva. In questi casi, l'unica certezza assoluta è il test del DNA effettuato tramite piume o sangue presso un laboratorio specializzato, oppure l'osservazione comportamentale complessa che però non è sempre affidabile.
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Che tipo di gabbia e ambiente servono per una calopsitta?La gabbia deve essere ampia, preferibilmente rettangolare e realizzata in metallo resistente, poiché le calopsitte rosicchiano avidamente. Evitare plastiche o legni morbidi che potrebbero frantumarsi. Dimensioni minime consigliate: 75x30x40 cm per un uccello, aumentando proporzionalmente per coppie o gruppi. Devono esserci più posatoi di diametri diversi per stimolare i piedi e distanziati tra loro per permettere voli brevi. La gabbia va posta in una zona frequentata della casa, lontana da correnti d'aria, fumo e cucine (i vapori di cottura sono tossici). È fondamentale pulire la gabbia e disinfettare gli accessori quotidianamente, facendo una pulizia profonda settimanale per prevenire parassiti e muffe.
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Quali sono le malattie più comuni e i segnali di allarme?Le patologie principali includono la Megabatteriosi (dimagrimento, diarrea, rigetto cibo), l'Aspergillosi (infezione fungina da muffe, tosse, difficoltà respiratorie, spesso fatale) e le infestazioni parassitarie come l'Acaro Rosso (anemia, debolezza notturna) e gli Acari Respiratori (tosse, respiro affannoso). La Clamidosi può trasmettersi all'uomo (zoonosi), causando congiuntivite e febbre. Segnali di grave malessere sono: piume gonfie, sonno eccessivo, ali cadenti, isolamento, cambiamenti nelle feci o nell'appetito. Data la fragilità degli uccelli, qualsiasi sintomo persistente richiede immediata visita da un veterinario specializzato in animali esotici.





