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Aggiornato il 19 maggio 20144 capitoli5 domande frequenti
leishmaniosi

La leishmaniosi

La leishmaniosi è una malattia piuttosto grave, causata dal parassita Leishmania Infantum, e trasmessa dagli insetti comunemente detti pappataci. In Italia, i pappataci sono presenti soprattutto durante i mesi estivi, nelle ore dal tramonto all’alba; fino a qualche anno fa le zone endemiche erano soprattutto il centro e il sud Italia, ma più recentemente i flebotomi si sono andati diffondendo anche nel settentrione. La leishmaniosi è una antropo-zoonosi, e cioè è una malattia che può colpire anche l’uomo, ma solo in caso di difese immunitarie particolarmente basse; molto frequente è, ad esempio, lo sviluppo di tale patologia nei pazienti già affetti da HIV. Va sottolineato, però, che non si trasmette direttamente da cane a uomo, ma sempre tramite la puntura del flebotomo (ovvero se il flebotomo punge un cane portatore del parassita, e successivamente punge l’uomo, trasmettendoglielo a sua volta): quindi in condizioni normali il possesso di cani affetti da leishmaniosi non è di per sé pericoloso per gli umani.

Leishmaniosi del cane: sintomi e diagnosi

Non sempre la leishmaniosi è una malattia semplice da diagnosticare. Ciò avviene non solo perché ha un periodo di incubazione molto lungo, e prima di manifestarsi può restare silente per diversi anni, ma anche perché presenta una sintomatologia molto varia e che coinvolge diversi organi, quindi non è semplice identificarla rapidamente. Esistono però dei test appositi che si possono effettuare sul sangue dell’animale, e che, in caso di sospetta leishmaniosi, permettono di dissipare ogni dubbio. Le avvisaglie della malattia possono essere molte. Innanzitutto, un generale deperimento dell’animale, che dimagrisce, sembra svogliato e depresso; molte volte i cani affetti da leishmaniosi manifestano alterazioni della cute, con prurito, desquamazione, e alopecia attorno agli occhi, alle orecchie o in altre zone. Altri sintomi possono essere perdita di sangue dal naso, crescita accelerata delle unghie, dolori articolari. Fra gli organi interni quelli più spesso colpiti dal parassita Leishmania sono i reni: il cane quindi tende a bere e a urinare troppo spesso, e a volte ad avere episodi di vomito e diarrea. Questi sintomi possono manifestarsi tutti insieme o separatamente, il che ci riporta alla difficoltà della diagnosi. Scoprire la leishmaniosi allo stadio iniziale non è affatto semplice, per cui stiamo allerta e, in caso dovessimo notare sintomi sospetti, ricorriamo immediatamente a un consulto veterinario. Attenzione anche ai falsi negativi: non sempre il test individua la presenza di Leishmanie al primo colpo, soprattutto se i parassiti nel corpo dell’animale sono pochi; in caso di esito negativo è comunque opportuno ripetere il test più di una volta.

Curare un cane affetto da leishmaniosi

E se scopriamo che il nostro cane ha la leishmaniosi, come lo curiamo? La cattiva notizia è che dalla leishmaniosi non si guarisce mai completamente, o almeno non con le cure conosciute oggigiorno; la buona notizia, invece, è che la malattia può essere tenuta sotto controllo tramite farmaci, e quindi anche un cane malato può condurre una vita quasi normale. Molto dipende dal singolo soggetto, ovvero sia dallo stadio a cui la malattia viene diagnosticata, sia dalla risposta del paziente alle cure. La terapia dovrà essere elaborata dal veterinario, tenendo conto anche dell’età e delle condizioni generali di salute del cane. I farmaci utilizzati sono solitamente il Glucantime, antimoniato di metil-glucamina (una soluzione iniettabile, che però risulta molto pesante per i reni, e quindi è da evitare in soggetti anziani o con insufficienza renale) oppure il Milteforan, miltefosina, una sospensione orale, più indicato per cani deboli o anziani, ma che purtroppo ha un costo piuttosto elevato. A questi due farmaci viene sempre associato anche l’Allopurinolo

Leishmaniosi: la prevenzione

Se è vero che la leishmaniosi è una malattia difficile da diagnosticare e curare, è anche vero che può venirci in aiuto la prevenzione: adottando delle misure precauzionali, soprattutto se viviamo in zone endemiche, possiamo diminuire sensibilmente le possibilità che il nostro cane si ammali. Innanzitutto, utilizziamo periodicamente prodotti antiparassitari sull’animale, così da ridurre le possibilità che venga punto da un pappatacio infetto; per lo stesso motivo, può essere anche utile effettuare operazioni di bonifica e disinfestazione negli spazi aperti attorno alla nostra casa. Evitiamo poi, soprattutto nei mesi estivi, di far stare troppo a lungo il cane all’aperto nelle ore serali, dato che sono le ore in cui i pappataci attaccano. Da qualche anno a questa parte, inoltre, sui mercati europei è arrivato anche il vaccino contro la leishmaniosi, che può essere somministrato ai cani che hanno già compiuto i sei mesi d’età, e consta in una prima fase di tre iniezioni a distanza di tre settimane l’una dall’altra, e successivamente di richiami annuali. Purtroppo l’efficacia del vaccino non è totale, e i suoi costi sono piuttosto elevati. La lotta alla leishmania è ancora ben lungi dall’essere vinta, ma prevenzione e vaccino rappresentano un passo avanti nella sconfitta della patologia.

Domande frequenti

  • La leishmaniosi canina si trasmette direttamente all'uomo attraverso il contatto con il mio cane?
    No, la leishmaniosi non è una zoonosi diretta tra cane e proprietario. Il parassita Leishmania infantum richiede un vettore biologico, il flebotomo (pappatacio), per essere trasmesso. L'infezione nell'uomo avviene esclusivamente se un flebotomo punge un cane infetto e successivamente punge una persona, specialmente se quest'ultima ha un sistema immunitario compromesso. Possedere un cane affetto non comporta quindi un rischio diretto di contagio per i membri sani della famiglia, purché si adottino le necessarie protezioni anti-zanzara/pappatacio.
  • Quali sono i primi segnali clinici da osservare per sospettare la leishmaniosi nel cane?
    I sintomi sono variabili e spesso aspecifici, rendendo la diagnosi complessa. I segni più comuni includono un progressivo deperimento e dimagrimento, letargia e depressione. A livello cutaneo si osservano spesso dermatiti, prurito intenso, desquamazione e alopecia, specialmente intorno agli occhi e alle orecchie. Altri indicatori importanti sono l'aumento anomalo della lunghezza delle unghie, epistassi (sangue dal naso) e problemi renali, che portano il cane a bere e urinare eccessivamente. La comparsa combinata di questi sintomi dovrebbe immediatemente allertare il proprietario.
  • Esiste una cura definitiva per la leishmaniosi o il cane rimane malato per tutta la vita?
    Attualmente non esiste una cura che elimini definitivamente il parassita dal corpo del cane; la leishmaniosi è considerata una patologia cronica e incurabile. Tuttavia, con una terapia farmacologica appropriata e costante, la malattia può essere tenuta sotto stretto controllo. Molti cani trattati tempestivamente riescono a mantenere una buona qualità di vita e una sopravvivenza prolungata. La gestione terapeutica dipende dallo stadio della malattia e dalle condizioni generali del paziente, richiedendo un monitoraggio veterinario regolare per prevenire recidive e danni agli organi interni.
  • Come vengono gestite le terapie farmacologiche e quali sono i principali effetti collaterali?
    Il protocollo standard prevede solitamente l'uso di Glucantime (iniettivo, tossico per i reni, sconsigliato in cani anziani o con insufficienza renale) e Milteforan (orale, più sicuro ma costoso), associati all'Allopurinolo. La scelta del farmaco dipende dall'età e dalla funzionalità renale del cane. Poiché il parassita colpisce frequentemente i reni, è fondamentale monitorare costantemente i valori ematici. Una corretta gestione include controlli periodici per adeguare i dosaggi e gestire eventuali complicanze, assicurando che il trattamento non sovraccarichi ulteriormente l'organismo del paziente.
  • È efficace il vaccino contro la leishmaniosi e quando va somministrato?
    Il vaccino è disponibile per cani dai sei mesi di età e offre una protezione significativa, ma non è totale. Il ciclo primario consiste in tre iniezioni a distanza di tre settimane, seguite da richiami annuali. Sebbene riduca drasticamente il rischio di sviluppare la forma clinica della malattia e la carica parassitaria, non sostituisce le misure di prevenzione fisica. Si consiglia di combinarlo sempre con repellenti specifici e limitare l'esposizione notturna all'aperto, specialmente nelle zone endemiche, per garantire la massima sicurezza possibile.

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