La capra

Origini e storia

La capra e la pecora sono stati fra i primi animali ad essere addomesticati dall'uomo: reperti paleontologici ritrovati nelle zone comprese fra l'Iran, la Siria e la Palestrina, hanno permesso di datare una prima domesticazione della capra già a circa 10.000 anni, in pieno Mesolitico e quindi durante l'Età della Pietra. La domesticazione della capra si ebbe durante il passaggio antropologico da gruppi societari nomadi a stanziali dediti alla coltivazione dei campi e alla pastorizia.

Discendente diretta delle capre selvatiche originarie della zona del Caucaso e dell'Asia Minore, la capra si poneva come uno degli animali fondamentali dell'allevamento in quanto capace di nutrirsi anche su foraggiere povere, ottima produttrice di carni, pelli e latte (molto più delle pecore). Sicuramente molto particolare è il fatto che la capra, subendo il passaggio da animale selvatico e domestico, muta le proprie condizioni morfologiche, subendo un vero e proprio cambiamento delle ossa degli arti e della testa, cosa che si evince soprattutto negli esemplari di sesso maschile.

Intorno al VII millennio AC, a seguito di nuove migrazioni umane, la capra viene condotta fino ai confini con l'oceano Pacifico e l'oceano Indiano, anche se numerosi ritrovamenti appurano la presenza di questo animale anche ad ovest, nei pressi delle coste che affaccino sull'oceano Atlantico, e nel continente africano. Sempre nello stesso periodo, la capra fa il suo ingresso anche in Grecia, dalla quale verrà poi esportata anche nel resto d'Europa e così anche in Italia.

Ad oggi, la capra è un animale diffuso in tutto il mondo grazie soprattutto alla sua capacità di adeguarsi a zone impervie e ostili, ed anzi si può addirittura affermare che questo animale sia in grado di “gestire” l'ambiente selvatico ed adattarlo all'uomo, divenendo una vera e propria fonte di economia. Nonostante ciò, soprattutto in Italia, l'allevamento caprino ha subito notevoli discrepanze e discontinuità nel corso degli anni, fino a giungere ad una rivalutazione solo negli ultimi anni.

La capra

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Razze

La capraDurante la fase di domesticazione si assiste anche ad un altro cambiamento molto particolare ed è quello che interessa le corna della capra. Infatti, subito dopo la prima fase di domesticazione, le capre avevano quasi tutte corna dritte o a scimitarra, mentre ad oggi la maggioranza di questi animali ha quasi sempre corna ritorte. In realtà, non si conosce bene il perché le capre dalle corna ritorte siano state favorite dalla natura, ma studi specialistici sono ancora alla ricerca di una risposta certa.

Ad ogni modo, le razze caprine oggi esistenti vengono classificate proprio in base alla forma e alla curvatura delle corna. Si distinguono quattro tipologie diverse:

- Capra Hircus: è la classica capra domestica, che presenta corna dritte o ritorte ma sempre carenate anteriormente;

- Capra Aegagrus: questa razza si può definire come la principale (se non addirittura unica) progenitrice della capra domestica. In generale viene chiamata anche capra del Bezoar o Egrago, e presenta corna a scimitarra, la cui superficie anteriore è compressa lateralmente in modo da formare una specie di carena affilata. La zona di diffusione di questa della Capra Aegagrus è la medesima che del muflone selvatico, quindi sulle montagne dell’Asia Minore, nel Medio Oriente, Creta, e su alcune isole dell’Egeo. In Italia la ritroviamo solo sull'isola di Montecristo.

- Capra Falconeri: detta anche Markor o Capra di Falconer, questa razza caprina è tipica delle zone delle zone montane comprese fra il Kashmir orientale e l'Hindu Kush fino a sud verso il Beluchistan, anche se alcuni allevamenti sono rintracciabili anche nel sud della Russia. Le corna di questa razza sono ritorte a mo' di cavatappi (spirale aperta), con bordo posteriore carenato e bordo anteriore appiattito: questa caratteristica esclude, anche se non in maniera categorica, il fatto che la Capra Falconeri sia progenitrice delle capre domestiche dotate delle medesime corna, e ciò soprattutto per via della mancanza di una carena anteriore;

- Capra Ibex: meglio conosciuto come stambecco, questo animale ha corna a scimitarra molto simili alla Capra Aegagrus, solo con una successione regolare di creste anulari presente su tutta la lunghezza delle corna. In Europa, inoltre, la Capra Ibex è l'unica razza selvatica presente, anche se esistono alcune sottospecie di stambecco che vivono ad alte altitudini come la Capra pirenaica, la Capra ibex nubiana, la Capra ibex walie, la Capra cylindricornis e la Capra caucasica.


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Caratteristiche fisiche e comportamentali

La capraLa capra, nonostante i falsi miti, è un animale molto intelligente e curioso, capace di nutrirsi davvero con foraggio scarso e di sopravvivere anche in ambienti ostili, rendendo anche meglio a livello di mungitura rispetto ai bovini. Del tutto simile alla pecora, con la quale divide la stessa famiglia (bovidae) e sottofamiglia (caprinae), la capra si nutre prettamente di apici di rami, arbusti e germogli, motivo che nei secoli ha portato a preferire le pecore come animali d'allevamento in quanto una capra lasciata in campi coltivati a vegetali può diventare un vero e proprio “pericolo” per la raccolta. Da un altro punto di vista, invece, la capra brucando anche la flora arbustiva, riesce ad essere un animale fondamentale per l'uomo che vive ai margini di realtà ostili e svantaggiate come i monti ad alta quota: infatti, il brucare l'erba evita la formazione di uno strato di vegetali secchi sulla quale la neve potrebbe scivolare e condurre a slavine.

Inoltre, la capra rappresenta anche una notevole risorsa economica proprio per le società montane e collinari, non sempre avvantaggiate dalla condizioni naturali, in quanto questo animale è capace di risalire con agilità anche lungo pascoli impervi.

Anche la capra, al pari della pecora, è un ruminante e quindi presenta un apparato digerente alquanto complesso, contraddistinto da tre diversi stomaci aghaidolari, rumine, reticolo e omaso, e da uno stomaco ghiandolare, l'abomaso. Anche la vista è una delle caratteristiche particolari della capra, in quanto la posizione degli occhi sui lati della testa consente una visione periferica orizzontale, condizione dell'adattamento di questo animale agli ambienti rocciosi e impervi.


La capra: Allevamento

La capra Sebbene l'allevamento caprino, soprattutto in Italia, non abbia avuto sempre la giusta attenzione, ad oggi questo sembra nettamente rivalutato soprattutto per via di un forte interesse che per la valorizzazione di produzioni zootecniche non standardizzate, per la predilezione verso il recupero di antiche tradizioni gastronomiche regionali e/o locali, e per una maggiore attenzione nei confronti dell'aspetto salutistico ed ecologico, che trovavano nella capra il migliore fra gli animali possibili per l'allevamento.

Proprio per la forte capacità di adattamento della capra, questo animale ben si presta a diversi tipi di allevamento, non sempre però concepiti in maniera etica e dignitosa. Ecco i vari tipi di allevamento caprino:

- allevamento estensivo: è il classico allevamento montano dove le capre sono lasciate quasi completamente allo stato brado. Infatti, all'interno di questo allevamento, le capre vivono libere nei pascoli montani in estate, e a fondovalle durante i mesi più freddi, hanno la possibilità di accoppiarsi liberamente e l'unico profitto viene dalla vendita delle capre stesse, poiché anche il latte generato dal parto dell'animale viene destinato solo ed esclusivamente alla lattazione dei capretti. Unico momento in cui l'allevatore interagisce con le capre è durante il parto e l'allattamento, in quanto viene fornito agli esemplari gravidi di un riparo per l'inverno nonché foraggio a disposizione. Sebbene sia un tipo d'allevamento poco dispendioso e che richiede una manodopera minima, c'è il problema che la monta senza controllo impedisce una selezione degli esemplari, così anche capre troppo giovani o non particolarmente forti si riproducono. A questo tipo di allevamento sono destinate, in genere, le razze caprine autoctone delle zone montane, solitamente più rustiche e con maggior capacità d'adattamento.

- allevamento semi – estensivo: anche per questo tipo di allevamento, del tutto simile al primo, vengono impiegate le razze autoctone montane. In realtà le differenze sono stanziali fra l'allevamento estensivo e semi – estensivo, in quanto le capre vengono maggiormente seguite dall'allevatore, che le cura durante tutto l'anno: in inverno, infatti, gli animali vengono stabulati nelle stalle, mentre in primavera ed autunno pascolano nei pressi della stalla o comunque in pascoli dove è lo stesso allevatore a condurle. In estate, invece, le capre vengono portate in alpeggio. Il latte, a seguito delle svezzamento, viene utilizzato per la produzione casearia e viene rigorosamente munto a mano. Sebbene qui i costi di manutenzione siano più alti rispetto a quelli dell'allevamento estensivo, il ritorno economico è nettamente superiore in questo caso;

- allevamento intensivo: è un tipo di allevamento che non sempre si comporta in moto etico con gli animali stabulati. Le razze predilette per questo tipo di allevamento sono la Camosciata delle Alpi e la Saanen, entrambe ottime produttrici di latte, prodotto per il quale questo tipo di allevamento nasce. Infatti, l'allevamento intensivo si occupa prettamente della produzione del latte per fini caseari e simili, e la mungitura avviene non all'aperto come nell'allevamento semi – estensivo, ma in sale apposite all'interno della stalla. L'alimentazione non è quasi mai di tipo naturale e spontaneo, ma studiata in base alle caratteristiche della capra, alla quale vengono somministrati prettamente mangimi; anche i capretti sono allattati con latte artificiale. Questo tipo di allevamento è facile da trovare soprattutto nelle aree di pianura e a fondovalle, all'interno di aziende di medie e grandi dimensioni dove gli esemplari vengono tenuti in stabulazione libera;

- allevamento semi – intensivo: in questo caso le capre vengono portate al pascolo durante tutto l'anno, ad esclusione dell'inverno, e l'alimentazione con mangimi è estremamente limitata. Per il resto, non differisce particolarmente da quello intensivo.



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