Da dove nasce la fama di sfortuna del gatto nero
La cattiva fama del gatto nero nasce nell'Europa medievale, quando il manto scuro e le abitudini crepuscolari di questi felini bastarono ad associarli alla stregoneria: la caccia alle streghe travolse anche loro e in alcune zone del continente furono perseguitati nel corso di riti e feste popolari. In quelle storie, però, non c'è nulla che riguardi davvero l'animale. Il pelo nero dipende da un gene della colorazione che governa la produzione di melanina, e un gene della colorazione non ha alcun effetto sul temperamento, sulla salute o sulla sorte di chi vive accanto al gatto. Vale la pena ricordare che il pregiudizio non è nemmeno uniforme: in Inghilterra e in Scozia il micio nero che entra in casa è letto come segno di prosperità, in Giappone è considerato un portafortuna, e la stessa pelliccia che qui ha fatto paura altrove è stata di buon auspicio. Conoscere l'origine culturale di queste credenze ti serve a qualcosa di concreto: ti permette di rispondere con calma a chi, in famiglia, storce il naso davanti all'idea di adottarne uno.
Il 17 novembre, la giornata che smonta i pregiudizi
Proprio per smontare quelle credenze, il 17 novembre in Italia si celebra la Giornata del Gatto Nero, nata su iniziativa di associazioni animaliste e diventata l'appuntamento in cui gattili, oasi feline e volontari aprono le porte al pubblico. Chi lavora nei rifugi lo sa bene: i mici dal manto scuro restano in adozione più a lungo degli altri, in parte per il pregiudizio e in parte per un motivo molto più banale, perché nelle fotografie degli annunci risultano piatti e si distinguono male, soprattutto se scattate in gabbia o in controluce. Se stai valutando un'adozione, quella data è un buon momento per farsi un giro: molte strutture organizzano open day, presentano i gatti che aspettano da più tempo e ti fanno parlare con i volontari che li accudiscono ogni giorno. Alcuni rifugi, al contrario, sospendono le adozioni nel periodo di Halloween, quando le richieste diventano impulsive o a tema: non prenderla come una scortesia, è una forma di tutela per l'animale. Arriva senza fretta, chiedi la storia del gatto che ti ha colpito e lasciati consigliare sul carattere, che conta assai più del colore del mantello.
Carattere, manto e cure quotidiane: cosa cambia davvero
Sul piano del comportamento il colore non conta nulla: un gatto nero non è più affettuoso né più diffidente di un soriano o di un bianco e nero, perché il carattere dipende dalla genetica individuale, da come è avvenuto lo svezzamento e dalle esperienze dei primi mesi di vita. Quello che il manto scuro cambia davvero è la gestione pratica di tutti i giorni. Il pelo nero tende a schiarirsi sulle punte con l'esposizione al sole, assumendo riflessi ruggine che non indicano alcun problema di salute, e in piena luce lascia spesso intravedere le tracce fantasma, cioè il disegno tigrato che il gene del nero ricopre senza cancellarlo. Per la cura basta poco: una spazzolata a settimana su un pelo corto, più frequente sui semilunghi, toglie il pelo morto e distribuisce il sebo che dà lucentezza. Attenzione però a un aspetto che i veterinari ricordano spesso, perché su un mantello scuro pulci, croste e piccole ferite si notano molto meno. Prendi l'abitudine di passare le dita contropelo sulla schiena e intorno alla base della coda durante le coccole: così ti accorgi subito di una lesione o della polvere nerastra lasciata dalle pulci. E se il tuo micio esce in giardino, un collarino con inserti riflettenti lo rende visibile anche al buio.
Adottare un gatto nero: cosa preparare prima di portarlo a casa
Prima di firmare l'affido, fai due conti onesti su tempo e spese, perché un gatto può vivere quindici anni e più e in tutto quel periodo metterà in conto cibo, lettiera, antiparassitari, richiami vaccinali e qualche visita non prevista. Al gattile chiedi che sia già stato visitato, vaccinato secondo il protocollo indicato dal veterinario, sverminato e, se adulto, sterilizzato; se nella scheda non trovi l'esito dei test per FIV e FeLV, domandalo, perché cambia il modo in cui lo inserirai accanto ad altri gatti di casa. A casa prepara una stanza tranquilla con lettiera, ciotola dell'acqua e del cibo tenute distanti tra loro, una cuccia rialzata e un tiragraffi abbastanza alto da consentirgli di allungarsi per intero. Noi consigliamo di lasciarlo in quello spazio per i primi giorni, con la porta socchiusa, e di permettergli di uscire quando sarà lui a cercarti: forzare l'esplorazione allunga i tempi di ambientamento e aumenta i nascondigli sotto il letto. Se convive già un altro gatto, procedi con presentazioni graduali attraverso gli odori e metti una lettiera a testa, più una. Dedicare qualche giorno in più all'inserimento ti fa guadagnare un animale sicuro di sé, che si lascia manipolare e visitare senza stress.





