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Vendita Gatti

Aggiornato il 27 ottobre 20104 capitoli5 domande frequenti
Tre cuccioli

Perchè comprare un gatto

Non è necessario pagare dei soldi per avere un gatto con sé. Esistono infatti, in davvero ogni città del mondo, un sacco di gatti, non per forza di razza, che hanno comunque bisogno di una casa, di poche cure e di tanto affetto. I canali per aggiudicarsi un trovatello in affidamento, ormai sono accessibili a tutti, si può chiedere per esempio ai veterinari della propria zona, oppure ci si può rivolgere a un'associazione animalista, o ancora visitare le pagine web con gli annunci su internet: ce ne sono davvero per tutti i gusti! Si è svincolati certamente dallo scegliere qualsiasi gatto piaccia di più, che sia di razza pura o meno, perché tanto si tratta di creature speciali e adorabili in ogni caso, che riempiono la vita di chi li ospita e danno una sferzata di gioia alla casa. Se in vece abbiamo deciso con consapevolezza di prendere con noi un gatto di razza bisogna che ci rivolgiamo ad un allevamento o ad un negozio specializzato in gatti con pedigree. La prima cosa da fare è accertarci che la struttura scelta, soprattutto se si tratta di un allevamento, non tratti più di tre razze al massimo, perché se è specializzato in poche razze può significare che la sua passione non sia vincolata al guadagno e che può dare così tutti i consigli su come far crescere il nuovo arrivato con competenza e professionalità. Gli allevatori seri non cedono i loro cuccioli prima che abbiano compiuto almeno 3 mesi, dato che soltanto in un periodo così lungo i gattini riescono ad imparare i rudimenti della vita con la loro madre, e questo serve anche alla loro crescita a livello psico-fisico. Inoltre gli allevatori seri venderanno i loro cuccioli soltanto dopo averli trattati con sterminanti e dopo aver completato per due volte il vaccino trivalente, per proteggerli dalle malattie più gravi: panleucopenia, calcivirus e herpes -virus. Il cucciolo venduto deve trovarsi a suo agio con gli umani e deve m,ostrarsi in perfetta salute, senza occhi o naso che colano, zone alopeciche e nel complesso vispo e mattacchione.

Le attenzioni dell'allevatore

L’allevatore onesto vi darà anche buoni consigli sull’alimentazione, suggerendo che il micio continui ad essere nutrito con il cibo che lo ha nutrito fino a che si è fermato presso la sua struttura. Non è da scartare a priori questa ipotesi, comunque nel caso non si possa continuare a somministrargli lo stesso cibo la sostituzione dovrà avvenire in maniera lenta e graduale. Se proprio si vuole cambiare il tipo di alimentazione infatti, l’allevatore consiglierà di farlo progressivamente nel giro di almeno un mese: a parte lo scarso gradimento del cambiamento da parte del micio infatti, un cambio troppo veloce può causargli antipatici disturbi gastro-intestinali che tra l’altro, in un piccolo gatto, possono essere molto pericolosi. Ogni cucciolo che cambia casa, o in genere l’ambiente in cui deve vivere, soffre un grande stress, che può ripercuotersi sul suo sistema immunitario diminuendone le difese. Per questo motivo, nelle prime due settimane, il gattino può presentare dei disturbi che non erano stati notati al momento della vendita né segnalati dallo stesso allevatore. In genere questi malesseri sono blandi e poco preoccupanti comunque, si tratta di raffreddore, congiuntivite, micosi o diarrea. L’allevatore consegna il cucciolo sempre corredato di pedigree, un certificato che presenta l’albero genealogico del gattino: questo documento però non ha alcun legame con la sua salute psico-fisica, per quello un buon punto di riferimento sarà il suo libretto sanitario. Il gatto deve avere, all’atto della cessione, anche il suo microchip. Il microchip, è in realtà un semplice transponder, una minuscola capsula di pochissimi millimetri di lunghezza e di diametro, diciamo non più grande di un chicco di riso. Essendo di materiale anallergico e antirigetto, può essere impiantato senza problemi sottopelle, solitamente dietro l’orecchio sinistro. Il microchip è totalmente innocuo, sia per il gatto che per chi gli sta a fianco. Emette però un segnale se viene letto dall’apposito strumento in dotazione ai Servizi Veterinari delle ASL, ai veterinari liberi professionisti ed alla Polizia Municipale. Lo strumento, dotato di lettore, può decifrare un codice unico formato da una serie di 15 numeri: con i primi 3 numeri è identificato il Paese dove all'animale è stato iniettato il microchip o, in alternativa, del produttore del microchip, gli ultimi 12 numeri identificano, in maniera univoca, il gatto.

Normative in Italia e all'Estero

E’ la legge che impone al cane la presenza del microchip sottopelle, per il gatto però non è obbligatorio, ma oggi anche gli stessi possessori di gatti hanno preferito metterlo ai loro compagni perché il codice di identificazione accompagnato al nome del proprietario, costituisce un vero e sicuro titolo di proprietà. Se il gatto si perde, e trovandolo per strada, altre persone lo adottano, si ha il titolo necessario per provare davanti alla legge che il gatto è il proprio e che si è eventualmente perso e non è stato abbandonato. Quanto all’importazione dei gatti dall’estero, in Italia al momento non esiste nessuna legge che vieti l'importazione di gatti dall'estero e/o la loro vendita nei negozi, qualunque sia la razza. Non esistono neanche leggi che proibiscano di vendere nei negozi gatti non di razza spacciati per tali. Stesso discorso per un tariffario specifico o per limiti di costo per gatti, sia di razza che non di razza. Questo non avviene per esempio in Germania, dove addirittura c’è una legge specifica che vieta la vendita di cani e gatti presso i negozi. In questo modo i tedeschi si evitano volentieri le scene poco felici di cuccioli disposti in gabbiette sotto luci artificiali, poco spazio vitale e alla mercè di chiunque voglia toccarli o strapazzarli in altro modo. Il gatto e gli altri animali non vengono affatto protetti dalle leggi in vigore nel nostro Paese, e questo incoraggia l’importazione dall’estero di cuccioli di diversa specie, gatti compresi. Nell'Europa dell’est, in paesi che fino a poco tempo fa non facevano parte dell'UE, esistono ancora le tristemente famose 'mills': si tratta di vere e proprie fabbriche, dove vengono tirati su alla meglio vari tipi di animali, allevati esclusivamente per l'esportazione e venduti a prezzi ridicoli rispetto alle tariffe nostre. Il trasporto di queste bestiole nelle altre parti del mondo avviene in scatoloni o gabbie minuscole, con viaggi in cui la cura o il benessere dei cuccioli gatto (o di altre specie) non vengono presi assolutamente in considerazione, ed infatti ne muoiono moltissimi già durante il viaggio. Purtroppo l’unica arma a nostra disposizione contro questo trattamento indecoroso è la denuncia, e la negazioni di fronte a chi cerca di offrirci questi animali.

Vaccini ed altre attenzioni

Dal 1 ottobre 2004 è in vigore in Italia una legge europea che obbliga la registrazione di tutti gli animali che vanno all’estero o che vengono importati da fuori. Il documento che riporta questi spostamenti degli animali si chiama 'Passaporto Europeo', e la sua stesura implica che il gatto abbia il regolare microchip che lo identifichi, abbia fatto la vaccinazione antirabbica e abbia con sé un certificato di buona salute. In ogni caso, oltre alle leggi dello stato imperante, le più importanti Associazioni feline europee, che si impegnano per garantire, dove e quando possibile, il benessere e la tutela del gatto, si muovono in modi diversi e per questo presentano una serie di regole alle quali i soci devono attenersi. Tra queste il divieto di cedere i propri gatti a negozi o laboratori, il divieto di tenere gli animali in gabbia o in luoghi angusti o anche semplicemente poco illuminati, il divieto di togliere i cuccioli alla madre al di sotto di una certa età, nello specifico almeno 84 giorni, perché il cucciolo di gatto, come anticipato, ha proprio bisogno di stare con la madre per molto tempo prima di poter essere svezzato completamente, il divieto di far partorire più giovani di un anno e per più di 3 volte entro due anni; l'obbligo di cedere soltanto cuccioli che siano vaccinati e muniti del regolare libretto sanitario (ove sono registrate tutte le vaccinazioni eseguite e le profilassi effettuate, fino al momento della cessione). Questo perchè un cucciolo, se non è stato vaccinato, può facilmente incorrere in malattie mortali, avendo il sistema immunitario più delicato di un adulto e che solo con il richiamo delle vaccinazioni fatte diventa concretamente al sicuro contro queste malattie. Ricordiamoci che la prima vaccinazione dà una copertura solo parziale; l'obbligo di registrare regolarmente tutti membri delle cucciolate che nascono e di vendere i cuccioli muniti di pedigree (unico certificato che da la garanzia che il gatto acquistato appartenga ad una razza specifica secondo gli standard internazionali).

Domande frequenti

  • Quali documenti devo pretendere quando acquisto un gatto di razza?
    Quando acquisti un gatto di razza, devi esigere il Pedigree, che certifica l'appartenenza alla razza tramite l'albero genealogico, e il Libretto Sanitario aggiornato. È fondamentale verificare la presenza del microchip impiantato sottopelle, preferibilmente dietro l'orecchio sinistro, per l'identificazione univoca dell'animale. L'allevatore serio fornisce anche il certificato di buona salute e conferma che il cucciolo è stato trattato contro parassiti esterni e ha ricevuto almeno due dosi del vaccino trivalente (panleucopenia, calicivirus, herpesvirus). Questi documenti garantiscono la legalità della cessione e la salute preliminare del gatto.
  • Perché è importante che il gattino resti con la madre almeno 3 mesi?
    Il periodo minimo di 3 mesi (84 giorni) trascorso con la madre è cruciale per lo sviluppo psico-fisico del gattino. Durante questo tempo impara i rudimenti sociali, il controllo degli arti e le dinamiche di convivenza. Separarlo precocemente può causare problemi comportamentali futuri e indebolire il sistema immunitario, poiché il latte materno e la vicinanza offrono protezione naturale. Gli allevatori etici rispettano rigorosamente questa soglia temporale per assicurare che il cucciolo sia svezzato completamente e pronto psicologicamente per il trasferimento nella nuova casa.
  • Come gestire il cambio di dieta del gattino appena acquistato?
    È consigliato mantenere la stessa alimentazione fornita dall'allevatore per le prime settimane per evitare stress digestivi. Se devi cambiare cibo, la transizione deve essere graduale, protratta per almeno un mese, mescolando gradualmente il vecchio con il nuovo alimento. Un cambio repentino può causare disturbi gastrointestinali significativi, come diarrea o vomito, particolarmente pericolosi nei gattini dal sistema immunitario ancora fragile. L'allevatore dovrebbe fornire indicazioni precise sulla marca e sulle quantità, facilitando un passaggio dolce che rispetti la sensibilità gastrica del tuo nuovo compagno.
  • Cosa fare se il gattino mostra sintomi di malattia subito dopo l'acquisto?
    Nei primi giorni o settimane, il gattino può manifestare lievi disturbi come raffreddore, congiuntivite, diarrea o micosi a causa dello stress del traslocco, che abbassa le difese immunitarie. Se i sintomi persistono o peggiorano, porta immediatamente il gatto dal veterinario per una visita approfondita. Non ignorare segnali come secrezioni oculari/nasali, letargia o perdita di appetito. Anche se spesso sono condizioni blandi, richiedono diagnosi professionale per escludere patologie più gravi e iniziare tempestivamente le cure appropriate, proteggendo la salute del tuo animale e quella della tua famiglia.
  • È legale comprare gatti nei negozi o online in Italia?
    In Italia non esiste una legge che vieti esplicitamente la vendita di gatti nei negozi o online, né norme specifiche sui prezzi o sull'importazione da paesi extra-UE. Tuttavia, questa assenza di regolamentazione stringente favorisce pratiche scorrette, come l'importazione da 'mills' estere dove gli animali soffrono condizioni disumane. Si consiglia vivamente di evitare fonti commerciali generiche e di rivolgersi ad allevamenti certificati o associazioni di recupero. Acquistare da fonti non verificate contribuisce al mercato nero e al maltrattamento animale; la denuncia rimane l'unica arma contro queste pratiche illegali e crudeli.

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