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Ramarro

Aggiornato il 04 aprile 20124 capitoli5 domande frequenti
ramarro in amore

Caratteristiche

Il ramarro orientale, il cui nome scientifico è Lacerta Viridis, è un sauro appartenente alla famiglia delle Lacertidi e deve il suo nome al colore verde brillante della sua pelle. E’ la più grossa tra le lucertole italiane con i suoi quaranta centimetri di lunghezza coda inclusa. Si nutre principalmente di insetti e piccoli vertebrati che cattura grazie alla rapidità dei suoi movimenti, o di uva di uccelli che riesce a trovare arrampicandosi sui rami più bassi degli alberi. Integra la sua alimentazione anche con bacche e vegetali. Il ramarro si distingue dalle lucertole comuni per il colore verde brillante del dorso. Le femmine della specie presentano il colore della pelle leggermente più scuro con due o quattro striature longitudinali più chiare. Il ventre è giallo. Il dimorfismo sessuale si evidenzia, oltre che nel colore della pelle, anche nelle dimensioni della testa, che nei maschi è più grossa rispetto alle femmine, e per una maggiore larghezza della coda. Nel periodo degli amori, infine, la gola dei maschi assume un colore blu vivo. Va in letargo da novembre fino alla fine di febbraio e ricomincia ad uscire dalla tana e a nutrirsi ai primi di marzo. I ramarri possono raggiungere i quindici anni di età. I potenziali predatori della specie sono le donnole, i gatti, i serpenti e i roditori. Altro grande nemico del ramarro è l’uomo che con l’uso di pesticidi ha messo a forte rischio la sopravvivenza della specie. Oltre al ramarro orientale, esiste anche un’altra specie detta ramarro occidentale, o lacerta bilineata, che si differenzia dalla lacerta viridis solo per le dimensioni, essendo leggermente più piccola. Il suo areale si sovrappone a quello del ramarro orientale.

Habitat naturale e distribuzione

Il ramarro è una lucertola tipica delle regioni a clima temperato europee. Si trova in Austria, Italia, Germania, Slovenia, Bosnia, Croazia, Macedonia, Serbia, Kosovo, Montenegro, Albania, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Moldavia, Polonia, Romania, Ucraina e in Turchia. Si tratta di animali territoriali e diurni. Escono dalla tana durante il giorno per cacciare e per riposarsi su qualche muretto al sole. A differenza della lucertola muraiola non ama arrampicarsi ma preferisce restare mimetizzato nell’erba. Il suo habitat naturale è dato da pendii assolati, prati con erba alta, cespuglietti, siepi, boscaglie e bordi di strade e sentieri. Non sopporta il caldo eccessivo e per questa ragione nelle regioni meridionali si troverà in zona più umide o in montagna. Il mattino e al tramonto lo si può trovare a sostare su rocce e muretti esposti al sole per catturare il calore dei raggi e attivare la termoregolazione.

Riproduzione

La stagione degli amori per i ramarri coincide con l’arrivo della primavera e in alcuni casi si protrae fino a giugno. Si tratta di una specie ovipara, ovvero si riproduce tramite la deposizione di uova. La femmina del ramarro depone dalle cinque alle venti uova alla volta, in una buca, di circa venti centimetri, scavata nel terreno e coperta dalla vegetazione. Le uova sono grandi circa quindici millimetri e hanno il guscio morbido. La deposizione avviene nel mese di maggio. L’incubazione dura circa dodici settimane. Nel periodo degli accoppiamenti i maschi ingaggiano violente lotte per il predominio del territorio. Tendono a sollevare la parte anteriore del corpo per mostrare il sottogola blu e ad agitare la coda in aria come se fosse una frusta per spaventare l’avversario e costringerlo a sottomettersi. Anche la fase dell’accoppiamento vero e proprio è molto violento. Il maschio, infatti, morde la femmina sui fianchi per trattenerla finendo col ferirla. I ramarri raggiungono la maturità sessuale intorno al secondo anno d’età. Le femmine depongono le uova con la frequenza di due volte all’anno e abbandonano subito il nido senza prestare nessuna cura parentale alla prole che una volta usciti dall’uovo rimuovono la terra che copre la buca e si disperdono nell'ambiente circostante.

Curiosità

Sono numerosi i proverbi e le curiosità legate al ramarro. Notissima, ad esempio, è l’ostilità nutrita da questa lucertola nei confronti delle vipere e de i serpenti velenosi in genere con cui ingaggia lotte violentissime da cui esce quasi sempre vincitore. Secondo la tradizione, infatti, il ramarro non teme il veleno dei serpenti perché se morso, poi riesce sempre a salvarsi mangiando una misteriosa erba che annulla l’effetto del veleno. Un detto popolare recita: “Il ramarro tienilo alla tua destra perché ti fischia nell’orecchio”, poiché si pensa che il ramarro avverta le persone della presenza di animali velenosi emettendo un fischio sibilante. Proverbiale è anche la tenacia del ramarro, tanto che si dice “tenace come un ramarro” alle persone molto decise. Il ramarro deve questa nomea al fatto che quando morde una persona, non lascia la presa per nessun motivo, resistendo anche al fuoco. Il ramarro, infine, viene spesso confuso con il basilisco, figura mitologica di rettile che si pensi nasca da un uovo di gallo.

Domande frequenti

  • Il ramarro è protetto e posso tenerne uno come animale domestico?
    Assolutamente no. Il ramarro orientale (Lacerta viridis) è una specie selvatica fortemente tutelata dalla legge italiana ed europea. Catturarlo, detenerlo o venderlo è illegittimo e punito penalmente. Inoltre, questi rettili hanno esigenze ambientali complesse (termoregolazione, dieta specifica, spazio) impossibili da replicare fedelmente in casa. Il loro prelievo dal natura danneggia gli ecosistemi locali. Se trovi un ramarro ferito o in difficoltà, contatta immediatamente un centro recupero fauna selvatica autorizzato o i Carabinieri Forestali per un intervento professionale.
  • Cosa mangia esattamente il ramarro allo stato selvatico?
    Il ramarro è un animale onnivoro opportunista. La sua dieta principale si basa su proteine animali: cattura attivamente insetti (come cavallette, formiche, farfalle) e piccoli vertebrati (topolini, altri rettili) grazie alla sua velocità. Tuttavia, integra regolarmente la sua nutrizione con fonti vegetali, consumando bacche, frutti caduti dagli alberi (come l'uva) e foglie tenere. Questa flessibilità alimentare gli permette di adattarsi a diversi ambienti, purché ci sia disponibilità di prede vive e vegetazione accessibile. In cattività, riprodurre questo equilibrio dietetico è complesso e richiede supervisione veterinaria specializzata.
  • Come si riconosce un maschio da una femmina di ramarro?
    Esistono differenze fisiche evidenti, soprattutto durante la stagione riproduttiva. Il maschio adulto presenta un dorso di un verde brillante intenso e, durante il corteggiamento, sviluppa una gola di un blu elettrico vivace. Ha inoltre una testa più massiccia e una base della coda più larga. La femmina, invece, tende ad avere colorazioni più smorte, spesso con tonalità grigiastre o verdi opachi, e presenta due o quattro strisce longitudinali più chiare lungo il dorso. Il suo ventre è giallastro. Fuori dal periodo degli amori, queste differenze cromatiche si attenuano, rendendo il riconoscimento più difficile senza osservare attentamente la struttura corporea.
  • È vero che il ramarro è immune al veleno delle vipere?
    Questa è una credenza popolare parzialmente vera ma scientificamente imprecisa. Il ramarro possiede una certa resistenza al veleno dei serpenti velenosi europei, come la vipera, grazie a modificazioni biochimiche nel suo sangue che neutralizzano parzialmente le tossine. Tuttavia, non è completamente immune: un morso grave può comunque essere fatale. Il mito nasce dal fatto che, se sopravvive al primo attacco, il ramarro ha alte probabilità di guarire grazie alla sua resistenza innata. Spesso, il ramarro attacca preventivamente i serpenti per difendersi, vincendo molti scontri grazie alla sua agilità e forza, non solo alla resistenza al veleno.
  • Quando va in letargo il ramarro e quando torna attivo?
    Il ramarro segue un ciclo stagionale ben definito legato alla temperatura esterna. Entra in letargo (ibernazione) generalmente tra novembre e dicembre, rifugiandosi in tane sotterranee, crepe o cumuli di pietre per proteggersi dal freddo. Rimane in questo stato di torpore fino a fine febbraio o inizio marzo. Con l'aumento delle temperature primaverili, emerge dalla tana per iniziare l'alimentazione e la ricerca di partner. Durante l'inverno, il suo metabolismo rallenta drasticamente; disturbare un ramarro in letargo può causargli stress mortale o esaurire le sue riserve energetiche necessarie per la sopravvivenza invernale.

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