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Oche nel cortile d'inverno: ricovero e acqua che non geli

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Quanto freddo sopportano le oche e cosa le mette davvero in difficoltà

Quanto freddo sopportano le oche e cosa le mette davvero in difficoltà

Le oche nel cortile d'inverno se la cavano meglio di quanto molti pensino: sotto le penne di copertura hanno uno strato fitto di piumino che trattiene l'aria calda, e con il grasso della ghiandola dell'uropigio, che spalmano sul piumaggio durante la toeletta, rendono le penne impermeabili. Le zampe palmate, poi, sono fatte per stare a lungo in acqua fredda e sul terreno gelato senza patire. Per questo una razza rustica, come quelle tradizionali italiane, può restare all'aperto tutto l'anno senza bisogno di riscaldamento. Quello che le mette davvero in difficoltà non è la temperatura bassa in sé, ma la combinazione di vento, umidità e sporcizia. Un piumaggio bagnato e imbrattato di fango o escrementi perde la capacità di isolare, e un'oca che non riesce a pulirsi e a lisciarsi le penne arriva alla notte con il corpo freddo. Osserva quindi gli animali con regolarità: se stanno a lungo su una zampa sola, se tengono il collo ritirato o se smettono di curarsi, qualcosa nel cortile va corretto, dal riparo alla disponibilità d'acqua, prima che compaiano problemi di salute.

Il ricovero notturno: asciutto, ventilato e chiuso ai predatori

Il riparo per le oche non deve essere caldo, deve essere asciutto. Un piccolo capanno o una tettoia chiusa su tre lati va benissimo, purché il tetto non goccioli e il pavimento resti sollevato rispetto al terreno circostante, così l'acqua piovana e quella di disgelo non entrano. Lascia aperture di ventilazione nella parte alta delle pareti e orienta l'ingresso lontano dai venti dominanti: le oche producono molta umidità con il respiro e con le feci, e se l'aria ristagna si forma condensa che bagna la lettiera e favorisce muffe e funghi, tra cui quelli responsabili dell'aspergillosi. Le correnti a livello del pavimento, dove gli animali dormono, vanno invece evitate. Per la lettiera usa paglia abbondante, da aggiungere strato su strato e da rinnovare non appena la senti umida al tatto: le oche sporcano molto e in inverno la paglia bagnata gela, diventando un piano duro e freddo. Evita trucioli fini e segatura, che si impastano e fanno polvere. Verifica infine che la porta chiuda bene e che la rete non abbia varchi, perché nelle notti fredde volpi e faine si avvicinano di più alle case; per il recinto esterno una rete di circa 120 cm di altezza tiene dentro le oche e scoraggia gran parte degli intrusi.

Acqua da bere che non geli: contenitori, posizione e ricambi

L'acqua da bere è il punto più delicato di tutto l'inverno, perché le oche non si limitano a bere: immergono la testa fino agli occhi per pulire narici e occhi, e senza questa possibilità rischiano irritazioni e infezioni. Il contenitore deve quindi essere abbastanza profondo da permettere di affondare il capo, ma non così grande da invitare al bagno completo vicino al ricovero. Scegli secchi o bacinelle in gomma o in plastica flessibile, perché il ghiaccio si stacca con un colpo senza rompere il recipiente, e preferisci un colore scuro che assorba il calore del sole. Posiziona l'abbeveratoio nel punto del cortile più soleggiato e riparato dal vento, sollevato da terra su un bancale o una base isolante, così il freddo del suolo non lo raggiunge dal basso. Nelle giornate più rigide cambia l'acqua più volte, al mattino e nel primo pomeriggio, usando acqua tiepida che ritarda la formazione del ghiaccio. Se la zona è esposta a gelate prolungate e il cortile dispone di un allaccio elettrico sicuro, puoi valutare un abbeveratoio riscaldato pensato per gli avicoli, da collegare con cavi protetti dal becco delle oche e dall'umidità; in ogni caso tieni l'acqua fuori dal ricovero, per non bagnare la lettiera.

Bagno, pascolo e cibo quando il terreno gela

Anche d'inverno le oche hanno bisogno di bagnarsi, perché è in acqua che si puliscono e distribuiscono il grasso sulle penne; rispetto alle anatre nuotano meno e si accontentano di una vasca in cui immergere testa e collo e sbattere le ali. Una vasca mobile è più facile da gestire di un laghetto: la svuoti inclinandola, la riempi quando la giornata è mite e la lasci vuota nelle notti di gelo intenso, così non diventa un blocco di ghiaccio. Se hai uno stagno, controlla che le rampe di uscita restino libere e rompi il ghiaccio ai bordi, perché un'oca che non trova il punto di risalita si stanca e si raffredda in fretta. Con il freddo l'erba del pascolo si ferma e non basta più a nutrirle: integra con cereali interi come mais, orzo e grano, meglio la sera, e offri fieno di buona qualità e scarti di ortaggi puliti. Un pasto serale più ricco aiuta gli animali a produrre calore durante la notte. Dopo le nevicate libera un'area di cortile dove camminare e mangiare senza affondare, e ogni tanto guarda le zampe: screpolature o zone arrossate vanno fatte vedere al veterinario, che saprà indicarti come intervenire. Con pascolo asciutto, acqua libera e un riparo pulito, le oche arrivano a primavera in forma e pronte per la deposizione.

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