Caratteristiche
La Streptopelia turtur, meglio conosciuta con il nome di tortora comune, è un uccello della famiglia dei Columbidi. Grande circa ventotto centimetri, per un peso medio di circa 150 grammi, la tortora si distingue dagli altri uccelli della stessa famiglia per la presenza di evidenti strisce bianche e nere presenti sul collo e sulla testa. Il piumaggio è rossiccio con macchie marroni, il petto è rosa e la pancia è bianca. La coda è lunga, nera con la punta bordata di bianco. Il corpo è slanciato, il becco è nero, corto e coperto da uno strato di pelle detto ‘cera’. Le zampe, invece, sono rosa intenso. Gli occhi sono marroni e cerchiati di rosso. Caratteristica di questo uccello è anche il verso che consiste in una serie di ‘tryuu tryuu’ dal tono lamentoso, da cui deriva anche il nome ‘tortora’, che è una voce onomatopeica con cui si riproduce, appunto, il richiamo di questo uccello. Il volo della tortora è caratterizzato da battiti di ala veloci e ripetuti e dall’alternanza dell’inclinazione del corpo a destra e a sinistra. Attualmente si conoscono quattro diverse sottospecie, tutte caratteristiche di una precisa area geografica: c’è la tortora europea, la tortora tipica dell’Africa e dell’Estremo Oriente, la tortora egiziana e quella tipica delle regioni del Sahara meridionale.
Habitat naturale e distribuzione
La tortora è un uccello molto comune nelle città e negli agglomerati urbani. Come tutti i columbidi si può trovare ovunque in Europa, Asia e Africa. In Itali vive e nidifica in tutte le regioni ad esclusione della fascia alpina e di alcune aree della Puglia. In autunno tende a migrare nei paesi più caldi come l’Africa Mediterranea e il Sahara, dove trascorre i mesi invernali per poi tornare a nord in primavera. Il suo habitat naturale è rappresentato da aree coltivate, zone rurali, campi e frutteti. In generale preferisce zone caratterizzate dalla presenza di grandi alberi dove poter nidificare come boschetti e parchi pubblici. Si può trovare anche nelle periferie delle città ricche di aree verdi, su terrazze e balconi di abitazioni dove, se non viene disturbata, può anche nidificare. Di solito non si spinge al di sopra dei mille metri di altitudine, ma, predilige le zone pianeggianti.
Riproduzione
La stagione degli amori per la tortora coincide con l’arrivo della primavera. Si tratta di una specie monogama, quindi, le coppie una volta formatesi, restano insieme per sempre. Le cure parentali sono affidate a entrambi i genitori. La riproduzione si ha tra marzo e settembre. In questo periodo la femmina riesce a portare a termine due covate annuali. L’accoppiamento vero e proprio si verifica tra i mesi di maggio e giugno, quando gli stormi migranti hanno terminato il loro viaggio di ritorno dai paesi africani . L’accoppiamento è preceduto da un rituale di corteggiamento tipico della specie. In questa fase i maschi compiono la cosiddetta parata nuziale che consiste nell’esibirsi in brevi voli tra un ramo e l’altro o sul terreno, mentre, tubano con insistenza. La preparazione del nido è affidata a entrambi i genitori. Viene costruito tra i rami degli alberi o in cima ad alti cespugli utilizzando ramoscelli, radici e fili di erba intrecciati tra loro. Ha una forma piatta e un aspetto molto rudimentale. Dopo l’accoppiamento, la femmina depone due sole uova a un giorno e mezzo di distanza l’una dall’altra. Le uova hanno il guscio bianco e semi lucido. La cova spetta a entrambi i genitori che covano a turno per due settimane. Quando vengono alla luce, i pulcini sono ciechi e nudi. Vengono alimentati da entrambi i genitori con il ‘latte di piccione’, una secrezione prodotta da una ghiandola presente nel gozzo. I piccoli lasciano il nido dopo circa tre settimane.
Abitudini e alimentazione
Le tortore sono uccelli granivori come gran parte dei colombi. La loro dieta è, quindi, costituita principalmente da grano, miglio, frumento, ravizzone, semi di finocchi, grano saraceno e semi di ravanello. All’occorrenza si nutre anche di insetti e piccoli molluschi come vermi, bruchi, tarme della farina e lombrichi. Si procura da mangiare direttamente dai rami o ispezionando il terreno e raccogliendo chicchi, semi e insetti direttamente con il becco. Grazie alle zampe robuste riesce a spostarsi agevolmente sia sul terreno sia da un ramo all’altro. Tipico della specie è il modo di bere con il becco completamente immerso nell’acqua. L’acqua viene ingerita grazie a profonde ispirazioni. La tortora non familiarizza molto con l’essere umano e tende a vivere nelle periferie e nelle aree ai margini della città, caratterizzate da una minore presenza umana. E’ una specie molto adattabile e poco esigente che, negli ultimi decenni, si è adattata agli habitat più diversi, anche se frequenta prevalentemente aree coltivate a cereali e boschetti caratterizzati dalla presenza di specchi d’acqua. La tortora è un uccello solitario e diffidente e tende a vivere isolato o in piccoli gruppi. Solo nel periodo delle migrazioni forma grossi stormi che si muovono rumorosamente verso la destinazione finale. Il volo è rapido e cadenzato.
Domande frequenti
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Cosa mangia la tortora comune e posso darle cibo specifico?La tortora è un uccello prevalentemente granivoro, quindi la sua dieta naturale si basa su semi di grano, miglio, frumento, ravizzone e semi di finocchio. Occasionalmente integra la sua alimentazione con insetti come vermi, bruchi e tarme, fondamentali per apportare proteine. Se ti imbatti in una tortora ferita o orfana, puoi offrirle miscele per uccelli granivori o semi misti per canarini, evitando assolutamente pane, latte o cibi processati per umani che potrebbero causarle gravi problemi digestivi. È importante fornire sempre acqua fresca e pulita, poiché queste specie bevono immergendo completamente il becco.
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Come riconosco una tortora comune da altri uccelli simili?La tortora comune (Streptopelia turtur) è facilmente identificabile grazie a caratteristiche morfologiche precise. Misura circa 28 cm e presenta un piumaggio rossiccio con macchie marroni sul dorso, petto roseo e ventre bianco. Il tratto distintivo principale è il collare laterale nero e bianco sul collo e sulla nuca. Inoltre, ha zampe di un rosa intenso, occhi marroni cerchiati di rosso e un becco corto e scuro. Il suo verso è unico: un 'tryuu tryuu' lamentoso e melodioso, da cui deriva il nome stesso della specie, che aiuta a distinguerla immediatamente da altre tortore o colombi.
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Quando e dove costruisce il nido la tortora?La stagione riproduttiva va da marzo a settembre, con un picco di attività tra maggio e giugno. La tortora è monogama e costruisce il nido in coppia, scegliendo spesso la forcella di un ramo, un cespuglio alto o, in ambito urbano, terrazze e balconi protetti. Il nido appare rudimentale: è una struttura piatta e sottile realizzata intrecciando rametti secchi, radici ed erba. La femmina depone generalmente due uova bianche e lucenti, distanziate di circa un giorno e mezzo. Entrambi i genitori partecipano alla cova, che dura due settimane, e alle cure successive dei pulcini.
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È possibile allevare una tortora come animale domestico?No, la tortora comune è un animale selvatico protetto e non è adatta né legale da tenere come animale domestico in cattività. È una specie schiva e diffidente che soffre enormemente lo stress della prigionia. Inoltre, i pulcini di tortora richiedono cure estremamente specifiche, inclusa l'alimentazione con 'latte di piccione', una secrezione rigurgitata dai genitori, difficile da replicare artificialmente senza causarne la morte. Se trovi una tortora in difficoltà, il comportamento corretto è contattare immediatamente un centro recupero animali selvatici competente per una valutazione professionale.
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Dove vive la tortora e perché a volte la vedo in città?L'habitat preferito della tortora comprende aree agricole, frutteti, boschetti e parchi pubblici con grandi alberi, preferibilmente sotto i 1000 metri di altitudine. Tuttavia, si è dimostrata molto adattabile, frequentando spesso le periferie urbane ricche di verde, giardini privati e persino balconi. In Italia è diffusa quasi ovunque, tranne che nella fascia alpina. Durante l'autunno, molte popolazioni migrano verso l'Africa settentrionale e il Sahara per sverniare, tornando in Europa in primavera. La loro presenza in città dipende dalla disponibilità di cibo (semi coltivati) e siti sicuri per nidificare lontani dalle perturbazioni umane.



