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allocco

Aggiornato il 04 luglio 20134 capitoli5 domande frequenti
Allocco

Caratteristiche

L’allocco è un rapace appartenente alla famiglia degli Strigidi. Simile nell’aspetto alla civetta è caratterizzato dalla testa grande e tonda, che riesce a ruotare dietro la schiena, e da due dischi facciali grigiastri che circondano i grandi occhi neri. E’ sprovvisto dei cornetti, i ciuffetti di piume sulle orecchie tipici delle civette. L’allocco presenta un piumaggio tendenzialmente bruno con macchie e striature più chiare diffuse su tutto il corpo. Le parti superiori e il petto presentano una base più chiara. Il piumaggio ha funzioni mimetiche poiché gli consente di confondersi con le cortecce degli alberi. Si tratta di una specie di media grandezza con le femmine della specie che possono raggiungere anche i 43 centimetri di lunghezza e un’apertura alare di circa 90 centimetri. Il corpo è massiccio e robusto. Il becco è corto e uncinato, di colore giallo. La coda è corta e quadrate. Le zampe sono molto robuste e dotate di unghia uncinate per aggrapparsi saldamente ai rami degli alberi. I due sessi sono per lo più identici ad eccezione delle dimensioni maggiori raggiunte dalle femmine. I giovani sono molto simili agli adulti, da cui si differenziano solo per le dimensioni. Attualmente si conoscono 14 sottospecie diverse di allocchi.

Habitat naturale e distribuzione

L’allocco è il più diffuso e comune degli Stringidi europei. Il suo areale di distribuzione comprende, infatti, tutta l’Europa, l’Asia e le regioni dell’Africa Mediterranea. In Europa lo si può trovare ovunque eccetto che in Irlanda. In Italia è presente ovunque, ad eccezione della Sardegna e della Puglia. In Asia vive prevalentemente nei territori della Cina e della Corea. Il suo habitat naturale è costituito da boschi misti di conifere e caducifoglie. Difficilmente lo si trova al di sotto dei 1000 metri. Vive anche nei pressi di parchi, giardini pubblici e case di campagna. Trascorre gran parte della sua giornata sugli alberi, quindi, la presenza di questi ultimi è fondamentale perché scelga di stabilirsi in un luogo.

Riproduzione

La stagione degli amori per l’allocco coincide con la primavera. Il periodo della riproduzione inizia già nel mese di febbraio e si protrae fino alla fine di giugno. La femmina dell’allocco non costruisce il nido, ma, lo allestisce all’interno di cavità naturali o artificiali all’interno di alberi e rocce. Non è raro che sfrutti anche le tane abbandonate di tassi e conigli. In media vengono deposte dalle due alle quattro uova che vengono covate per circa un mese. Le uova di allocco hanno il guscio completamente bianco. La cova è affidata solo alla femmina, mentre il maschio ha il compito di procurare il cibo. Se il cibo scarseggia anche la femmina è costretta a lasciare il nido per andare alla ricerca di prede. In questo caso le uova raffreddandosi non si schiuderanno e la covata andrà persa. L’allocco effettua un’unica covata l’anno. Le uova si schiudono a qualche giorno di distanza l’una dall’altra in modo tale che il primo nato risulti il più grosso e l’ultimo più piccolo. Se c’è poco cibo, il primo nato se ne accaparra la maggior parte a scapito dei più piccoli che muoiono di fame. Appena nati i piccoli sono ciechi, sordi e ricoperti da piume biancastra. Vengono accuditi e nutriti dai genitori. Inizialmente mangiano il cibo sminuzzato, poi, con il passare delel settimane imparano a mangiare le prede intere. Restano nel nido per cinque settimane, poi prendono il volo. Diventano completamente autosufficienti solo a quattro mesi di vita.

Abitudini e alimentazione

L’allocco ha una dieta molto varia. Si nutre principalmente di piccoli mammiferi come topi, scoiattoli, ghiri e donnole. Non disdegna altri uccelli e di anfibi. A differenza degli altri rapaci riesce a cacciare le sue prede anche in zone coperte da fitta vegetazione. Come tutti gli stringiformi, l’allocco tende ad ingoiare le sue prede intere per poi espelle le parti dure e non digeribili sottoforma di ‘borre’. Ha abitudini prettamente notturne, quindi trascorre le giornate a riposare appoggiato ai tronchi degli alberi, mentre dopo il tramonto esce per andare a caccia di prede di cui sfamarsi. L’adattamento alla vita notturna hanno portato a sviluppare maggiormente sensi come l’udito e la vista. La mobilità del collo, inoltre, gli garantisce una visuale a 270 gradi e compensa in parte il fatto di non riuscire a ruotare gli occhi che sono fissi. L’udito è sviluppato al punto da riuscire ad individuare anche prede piccolissime come lombrichi e scarabei. E’ un uccello solitario e sedentario. Il suo canto è simile ad una serie di ululati prolungati. Il volo è lento e silenzioso e gli consente di giungere inaspettato e cogliere di sorpresa le sue prede. Si tratta di una specie a rischio e quindi è protetta dalla legge italiana per la tutela delle specie autoctone. A minacciare la sopravvivenza della specie c’è la progressiva distruzione dei suoi habitat naturali a causa del disboscamento e dell’utilizzo massiccio di pesticidi e insetticidi. E’ una specie allevabile in cattività, ma, è vietata la caccia e il prelievo in natura.

Domande frequenti

  • L'allocco è pericoloso per gli animali domestici o per l'uomo?
    No, l'allocco non rappresenta alcuna minaccia per esseri umani o animali domestici. Essendo un rapace notturno e timido, evita il contatto diretto e preferisce nascondersi durante il giorno. La sua dieta si basa esclusivamente su piccoli mammiferi come topi, scoiattoli e arvicole, oltre ad anfibi e insetti. Non attacca mai per difesa personale verso l'uomo, a meno che non venga sorpreso nel nido durante la cova. È importante ricordare che è una specie protetta: avvicinarlo troppo potrebbe causargli stress e costringerlo ad abbandonare la covata, con conseguenze fatali per i pulcini.
  • Si può attirare l'allocco in giardino installando una cassetta-nido?
    Sì, installare cassette-nido specifiche per rapaci notturni può essere utile, ma con alcune precisazioni. L'allocco non costruisce il nodo, ma cerca cavità naturali o artificiali in alberi vecchi, rocce o talvolta tane abbandonate. Una cassetta-nudo deve avere dimensioni adeguate (almeno 25x25 cm di apertura interna) e essere posizionata ad alta quota, lontana da disturbatori. Tuttavia, l'allocco è molto selettivo: la presenza di prede abbondanti e alberi maturi è più determinante della sola disponibilità del nido. Inoltre, in molte aree urbane o periurbane, la specie è rara; verificare la presenza locale prima di investire nella struttura è consigliabile.
  • Cosa devo fare se trovo un allocco ferito o a terra durante il giorno?
    Non toccarlo direttamente e non cercare di curarlo da solo. Contatta immediatamente un Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) autorizzato o i Carabinieri Forestali. Spesso, vedere un gufo di giorno non significa che sia ferito: potrebbero essere giovani in apprendimento o adulti in riposo. Se è chiaramente ferito, coprilo delicatamente con un telo scuro in una scatola ventilata al buio per ridurne lo stress, mantenendolo caldo e lontano da cani/gatti. Non offrirgli cibo o acqua: un animale selvatico sotto stress potrebbe soffocare o rifiutare il cibo, aggravando la situazione. Solo un veterinario specializzato può valutare le sue condizioni.
  • Perché l'allocco emette quel suono particolare chiamato 'u-hu-u-hu'?
    Il celebre richiamo dell'allocco, spesso associato a film horror, è in realtà un canto di territorialità e attrazione sessuale. È prodotto dal maschio per segnalare la propria presenza e difendere il territorio dagli altri maschi, nonché per attrarre la femmina durante la stagione riproduttiva (febbraio-giugno). Il suono è prodotto grazie alla struttura speciale del loro apparato vocale, la siringa. Questo canto udibile soprattutto nelle notti calme primaverili indica che la coppia è attiva e stabile nell'area. Non è un segno di aggressività verso l'uomo, ma una comunicazione intraspecifica fondamentale per la sopravvivenza della specie.
  • Quali sono i principali nemaci naturali dell'allocco e quali minacce umane?
    I principali predatori naturali degli allocchi adulti sono altri rapaci più grandi, come il gufo reale, e occasionalmente grandi mustelidi. I pulcini e le uova sono vulnerabili a martore, faine, procioni (nelle aree introdotte) e corvidi. Tuttavia, la minaccia più grave per la specie proviene dall'uomo: la perdita di habitat dovuta al disboscamento intensivo elimina i siti di nidificazione sicuri. L'uso massiccio di pesticidi e rodenticidi causa avvelenamenti secondari quando il gufo mangia prede contaminate. Anche le collisioni con veicoli e linee elettriche rappresentano cause significative di mortalità. La protezione legale esiste, ma la conservazione richiede la tutela attiva degli ecosistemi forestali maturi.

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